Cucinare da solo

Per tutti i nostri anni insieme ho sempre aiutato Elena a cucinare : era divertente, lei preparava i piatti e io facevo il resto, affettare, pelare, grattuggiare etc… La cucina della casa vecchia non era enorme, avevamo pochi punti di appoggio, ala fine era sempre un delirio ma noi ci giravamo bene, non ci intralciavamo mai.

Questa cucina è enorme, Elena l’aveva studiata per poter avere tutto al posto giusto e poter usare le cose senza problemi… ma purtroppo non è mai riuscita.

Avevamo ospiti ogni tanto, ma mai numerosi come a Santo Stefano, quando tutte e due le nostre famiglie, per tradizione, si riusniscono da noi. In questo caso siamo sempre parecchi e quindi il lavoro di preparazione di conseguenza.

Anche se Elena non c’è più avevo deciso già dall’anno scorso di mantenere questa consuetudine che lei adorava e che tutti aspettavamo con gioia. E’ stato comunque un modo per sentirla sempre con noi…

Però ho dovuto cucinare da solo… in una cucina enorme…

G.

Istruzioni per l’uso

Come è universalmente accertato: gli uomini non leggono le istruzioni e non chiedono le indicazioni stradali…

Soprattutto per quanto riguarda i libretti di istruzioni io non faccio eccezione, mentre Elena, in quanto donna e del segno della Vergine, era la prima cosa che toglieva dalla confezione e li leggeva attentamente, spesso al posto di un libro prima di addormentarsi… Quando siamo arrivati nella casa nuova eravamo senza cucina e così comprammo un microonde ed un paio di piastre ad induzione per cucinare. Le piastre erano semplici quindi la lettura del libretto fu giudicata superflua, mentre andava approfondito l’uso del microonde. Faceva fatica a leggere e a mantenere il fascicolo davanti al viso solo con una mano; così mi fece staccare tutte le pagine dalla rilegatura e le prendeva una alla volta… neanche il male poteva impedirle di saper usare in modo corretto un elettrodomestico.

Fatta questa premessa, negli ultimi tempi mi son ritrovato a riflettere e ho maturato la sensazione che Elena abbia lasciato alle persone che sono vicine a me ad Andrea delle istruzioni… Lei era una persona pragmatica, concreta… con me non ne ha mai parlato, ma sono certo che avesse considerato anche il decorso peggiore della sua malattia e ovviamente il suo primo pensiero sarà stato per me ed Andrea. Non per sfiducia, semplicemente per essere sicura che avessimo tutto il supporto di cui avremmo avuto bisogno.

Assicuratasi che non saremmo rimasti “soli” avrà ritrovato la tranquillità e la forza per pensare a se stessa… ma solo dopo…

G.

Via Marco Polo 10

In questi giorni ho portato la macchina dal gommista e mentre aspettavo che facessero il lavoro ho passeggiato un po’… Ho camminato senza pensare a dove andassi e mi sono ritrovato davanti al cancello di Via Marco Polo 10: qui è dove abitava Elena quando ci siamo conosciuti.

Era un delizioso bilocale con non tantissimo spazio ma davvero accogliente. Noi ci stavamo bene, anche se quando eravamo tutti e tre si stava un po’ stretti. C’era un bel balcone che dava su di una piazzetta chiusa e dove la bouganville fioriva in maniera clamorosa, con grande gioia di Elena.

In soggiorno abbiamo cenato e guardato film a lume di candela… nella cucina, stretta, avevamo un piccolo tavolino dove cenavamo noi due quando eravamo da soli…

C’era un piccolo ingresso che sotto Natale ospitava l’albero…

Davanti a quel cancello ci eravamo dati il primo bacio…

Adoravamo quella casa, quando decidemmo che avremmo avuto bisogno più spazio il primo pensiero fu di verificare la possibilità di prendere l’appartamento di fianco o di sopra per collegarli… ma non fu possibile… ce ne andammo con un po’ di tristezza e ogni tanto passavamo sotto quelle finestre…

In fondo quella potrebbe essere stata la nostra prima casa dei sogni…

G.

Ti ho sposato per allegria…

Elena me lo diceva spesso e spesso mi trovo a scrivere o a pensare a quanto con Elena ci divertissimo quando eravamo insieme. Avevamo i nostri tormentoni, magari ci venivano in mente fatti, persone o frasi che ci avevano particolarmente divertito e ne ridevamo anche a distanza di tempo.

Lei sapeva essere una persona estremamente seria e professionale quando era il momento, ma era anche estremamente solare e divertente, con delle uscite che a volte avevano un effetto amplificato proprio perchè da lei non te le saresti mai aspettate…

Penso che il buon umore che riuscivamo comunque a mantenere, anche nei momenti più complicati, fosse una parte importante di quello che ci faceva stare bene insieme… sapere di avere l’altro vicino bastava per dare comunque allegria alle giornate…

Ridere insieme aveva davvero un sapore particolare…

G.

Buon compleanno

Per il compleanno dell’anno scorso Elena aveva voluto organizzare una grande festa, per avere vicino tutte le persone care e anche perchè fosse una specie di festa di inaugurazione per la casa nuova.

E’ stata una serata bellissima, c’erano proprio tutte le persone che lei voleva vicino ed era felicissima. Sono poi andato anche a riguardare le foto di altre feste, quella dei 40 anni, dei 50 e ho visto con piacere che tante persone sono state una costante a cui poi se ne sono aggiunte altre che nel giro di poco tempo sono diventate importanti.

Questo giro eravamo veramente tanti, avremmo potuto essere anche di più se avessimo invitato tutti quelli che ci venivano in mente. Certe volte mi sono chiesto se Elena abbia voluto tutti vicino perchè sentiva quello che avrebbe potuto succederle o semplicemente perchè prendeva tanto entusiasmo e tantissima forza dall’affetto delle persone che le volevano bene… Non lo saprò mai, ma mi piace propendere per la seconda possibilità.

Di quella sera mi sono rimasti un palloncino, il top della torta e una foto bellissima, scattata da Andrea dell’Accademia, in bianco e nero, mentre Elena spegne le candeline…

Buon compleanno Gina, il 10 Settembre sarà sempre un giorno speciale…

G.

Settembre

Settembre per noi è sempre stato uno dei mesi preferiti.

Elena era una delle poche persone che nonostante la malinconia per le vacanze che finivano comunque rientrava a lavoro con piacere: le piaceva ritrovare il suo ufficio, il suo lavoro, le sue colleghe… e questo mi diceva fin da quando aveva iniziato a lavorare.

Settembre però era anche il mese del suo compleanno. Lo aspettavamo con ansia e gioia, cercando di fare sempre qualcosa di speciale per festeggiarlo. Per me era un po’ complicato perché avevo poco tempo per trovare i suoi regali, ma alla fine me la cavavo sempre…

E poi c’era il nostro anniversario… una giornata che cercavamo ogni volta di rendere speciale.

Adesso dovrò cercare di continuare a tenere nel cuore Settembre con la dolcezza di sempre… ma è davvero difficile…

G.

Una cedrata insieme…

Un volta parlando avevo detto a Elena che mi piaceva molto la cedrata e lei aveva trovato questa cosa molto divertente, non saprei dire perchè… Ci abbiamo scherzato su per tanto tempo e per tanti anni ogni volta che faceva la spesa me ne faceva trovare qualche bottiglietta in frigo.

Ho impiegato un po’ a decidermi ad invitarla ad uscire insieme e alla fine un venerdì mattina le telefonai in ufficio e dopo qualche preambolo le chiesi se avesse voluto uscire con me la sera successiva per andare a bere una cedrata insieme. La sentii ridere e mi disse di sì.

Più tardi mi confidò che iniziava ad essere stufa di aspettare un mio invito e che se non mi fossi deciso io lo avrebbe fatto lei.

Fu la nostra prima uscita insieme… era il 28 Agosto del 1999.

G.

14 Agosto, un anno dopo…

Come avevo già avuto modo di scrivere, siamo entrati in questa casa il 14 di Agosto… un anno fa.

Le modalità furono davvero rocambolesche : trovammo in extremis un idraulico che ci allacciasse il cucinotto, l’allacciamento del gas fu fatto con gli incaricati già con i bagagli in macchina, trovammo un montascale per Elena per non doverla segregare in casa e poterla portare in ospedale, il bagno principale un cantiere, il letto in sala e le scatole del trasloco a farci da armadi, scatole ovunque, il balcone pieno di materiale edile…

Da allora, ovviamente, tutto è cambiato. La casa è finita, forse non tutto è come le sarebbe piaciuto, ma credo di aver fatto un lavoro discreto.

Penso però che mai avrebbe avuto uno sguardo più raggiante e felice di quella sera in cui siamo entrati per la prima volta. Se ho tenuto duro e ho cercato di fare tutto al meglio è anche, soprattutto, per il bene che lei voleva a questa casa.

G.

Old Souls

Questa canzone è nella colonna sonora del film “Il fantasma del palcoscenico” , una storia dove si mischiavano Faust, Il fantasma del Palcoscenico classico e musica rock.

Ci sono dei momenti anche un po’ violenti e quindi non è proprio il tipico film che lei potesse guardare.

Però è anche la storia di un grande (disperato) amore e quindi a Elena non poteva che piacere.

G.

Il menù di Pasqua

Lo studio e la preparazione del menù di Pasqua erano tra i momeni preferiti di Elena. Aveva tantissime riviste di cucina, suddivise per stagione, e i numeri primaverili erano quelli più consultati.

Il pranzo di Natale era ricco e opulento, quello di Pasqua leggero e colorato, faceva in modo che rispecchiassero la stagione, sceglieva ricette dove poteva cominciare ad assaggiare le primizie.

Ovviamente annotava di volta in volta quello che aveva cucinato, per fare in modo che i suoi ospiti non mangiassero la stessa cosa due anni di fila. Quindi i primi, gli antipasti, i secondi, i dolci, tutto variava di anno in anno : la sua gioia era anche trovare e provare piatti nuovi.

Due cose erano però inamovibili dal menù di Pasqua : l’insalata di fave e pecorino e il casatiello.

Chi volesse provarci, le ricette si trovano in rete senza problemi. Io non so come mi verranno, non potrò mai essere bravo come lei in cucina, ma sicuramente proverò a prepararli. Lei apprezzerebbe.

G.

Non è lo stesso…

In questi giorni ho rimesso in moto il mio compressore per l’aerografo. E’ vecchio di trent’anni, ne ho uno migliore, più silenzioso ma a questo ci sono affezionato. Ogni tanto c’è la valvola che sfiata, tipo pentola a pressione, che fa parecchio rumore e anche il motore non è più così silenzioso.

Nella vecchia casa il mio angolo da disegno era in camera da letto, ho passato nottate per preparare i quadri che avremmo portato al negozio estivo a Camogli, per fare biglietti di auguri o semplicemente disegni per me.

Ogni volta che la valvola sfiatava mi giravo per vedere di non aver svegliato Elena. D’inverno intravedevo appena i ricci spuntare da sotto il piumone, d’estate era allargata anche al mio posto per cercare di combattere il caldo… ma non si svegliava…

Ogni tanto apriva gli occhi, mi sorrideva e tornava a dormire. Diceva che quei rumori famigliari la tranquillizzavano e la facevano dormire anche meglio.

Anche l’altra sera il compressore ha sfiatato come al solito… ma non avevo più di che preoccuparmi…

G.


Hang ten

L’Hang ten è una manovra che si fa con il surf: si sta sulla punta anteriore della tavola e si mantiene l’equilibrio aggrappandosi con le dita dei piedi.

Oggi sono sei mesi da quando Elena se ne è andata…

Da allora io, e credo tutte le persone che le vogliono bene, penso siamo in hang ten… cavalchiamo l’onda delle giornate, in equilibrio sulla tavola, concentrati per non cadere e quindi per non pensare a quello che è successo, a quanto sia ingiusto e a quanto lei manchi a tutti noi. Ma poi inevitabilmente l’onda si rompe e cadiamo dalla tavola…

Ho terminato un libro di Dan Brown, non esattamente uno famoso per storie ricche di sentimento, ma proprio in questo libro ho letto una frase che penso calzi perfettamente al modo in cui Elena ha vissuto…

“C’e solo un modo per trionfare sulla morte, ed è facendo della propria vita un capolavoro. Dobbiamo cogliere ogni opportunità per mostrare gentilezza e per amare pienamente”


Credo che in questo Elena possa essere di esempio per chiunque.

G.

Primavera

A Elena piacevano tanto le romantiche camminate nella pioggia autunnale, la nebbia a Mlano, la neve…

Ma era felicissima quando arrivava la primavera. L’aria diventa più dolce e più calda, le giornate si allungano, le sue adorate piante fioriscono e ci si può alleggerire il guardaroba… anche per prepararsi più in fretta la mattina… Inizia ad esserci la frutta più buona… si prepara la bici per pedalare lungo il naviglio…

Questi primi giorni di primavera sono stati caldi e luminosissimi, ma forse il mio fastidio davanti a tanta luce è semplicemente dovuto al fatto che lei non sia qui per goderne e gioirne.

G.


Memorie della Transpolesana

La Transpolesana è una superstrada che collega Verona a Rovigo, tagliando tutta la bassa padana. E’ una strada che penso alla maggior parte dei milanesi non dica molto, a meno che non viaggino per lavoro.

Eppure nei giorni scorsi, passando per le sue vicinanze ho realizzato che anche in una tratta così poco usuale avevo un ricordo con Elena.

Da quando anche lei aveva inizato a viaggiare per lavoro, quando i nostri giri coincidevano, facevamo in modo di incontrarci almeno per pranzo. A lei non è mai piaciuto fermarsi a mangiare da sola ad un tavolo di ristorante. Abbiamo pranzato insieme a Torino, Lucca, Firenze, Verona, Padova… e in tanti posti dove non siamo stati inseme ricordo di averle raccontato o consigliato dove andare. Posti che era bello condividere.

Sulla Transpolesana è stato in un centro commerciale, in una località dal nome improbabile: Giacciano con Baruchella; abbiamo mangiato un panino e abbiamo guardato un po’ i negozi. Le avevo regalato una borsa.

Poi ci si salutava e ci si dava appuntamento a casa per la sera, dopo una giornata resa più lieve da questo intermezzo.

G.

Yes, it’s love…

Il problema di viaggiare è che ascoltando la radio ogni tanto capitano in programmazione delle canzoni che hanno troppi ricordi perchè si possa ascoltarle con distacco… come mi è sucesso in questi giorni con questo pezzo.

Quando Elena ed io ci mettemmo insieme non era periodo di social, quindi non ci facevamo foto o dediche su Instagram o Facebook…

Una sera che andai a casa sua mi fece trovare una cassetta con delle canzoni che aveva copiato dai vari cd e vinili che aveva. Questa dei Whitesnakes era la prima a suonare. Ricordo ancora il sorriso quasi imbarazzato quando me la diede, forse pensando che fosse un gesto un po’ fuori luogo tra trentenni. Ma in fondo io esprimevo il mio sentimento con disegni e lei con la musica…

Ho ancora quella cassetta e per fortuna ho ancora una piastra per ascoltarla.

G.

Amore materno

Parlando con un’amica mi disse che era rimasta colpita dallo sguardo che Elena aveva quando guardava Andrea. E lei essendo madre di tre ragazzi immagino che ne capisca…

Per Elena Andrea era la sua cosa più bella, il suo capolavoro e lo proteggeva e difendeva in ogni modo.

Incontrai Andrea per la prima volta dopo tre mesi che Elena ed io stavamo insieme, lei non voleva che conoscesse qualcuno che avrebbe poi potuto uscire dalla sua vita.

Qui nella casa nuova volevamo fare una parete con dei poster cinematografici e Andrea mi ha detto che gli sarebbe piaciuto avere quello di “Ritorno al futuro”. Non mi risultava lui fosse mai stato particolarmente appassionato di questo film e quando gli ho chiesto come mai proprio quello mi ha risposto: “Perché sarebbe bello che anche noi potessimo tornare indietro nel tempo e stare ancora con la mamma”.

G.

Mr. Bunch aveva ragione…

Sono circondato da mille ricordi divertenti, dolci, romantici, magari anche non felicissimi ma comunque in cui eravamo insieme.

Poi però inesorabilmente arrivano anche i ricordi dell’ospedale, dell’ ultima settimana, dell’ultima notte…

Questa targa l’avevo fotografata su di una panchina a Central Park. Non so chi fosse John Bunch ma sicuramente aveva ragione…

G.

My sweet home… Rozzano

Per tanti anni Rozzano per me è stata semplicemente un’uscita della tangenziale ovest di Milano, quella dove c’erano il centro commerciale e la torre enorme che si vede anche da lontano.

Poi dall’estate scorsa è diventata il centro del mio mondo. Aspettando che fosse pronta la nostra casa abbiamo affittato un piccolo bilocale vicino all’ospedale per essere comodi ad andare la mattina a fare la radioterapia. Era confortevole, aveva tutto, anche l’aria condizionata.

Ci rifugiavamo quando la stanchezza aveva il sopravvento, gli amici e i parenti venivano a trovarci. Elena la notte non riusciva a dormire e io mettevo il materasso ai piedi del divano così se lei avesse avuto bisogno avrei sentito. Io dormivo e lei guardava la televisione: si erano invertite le parti rispetto agli anni precedenti. Lì per la prima volta sono stato io a cucinare per lei, ovviamente sotto la sua direzione: pasta con i ceci, non è venuta nemmeno male. E’ stata una cenetta davvero romantica.

Dalla strada si riesce a vedere la finestra dell’appartamento: ogni volta che mi è capitato di passare da lì ho gettato uno sguardo comunque, con affetto.

G.

L’Egitto…

Alcune volte Elena ridendo mi diceva che probabilmente era la reincarnazione di una principessa o (meglio) di un faraone egizio, tanta era la passione e l’emozione che le dava la storia di questa civiltà…

Abbiamo visitato le collezioni egizie a Torino, a Londra e a New York ed ogni volta era emozionatissima. Avere davanti oggetti che un faraone aveva avuto tra le mani tremila anni prima la riempiva di stupore ed emozione. Le avevo regalato dei libri per lo studio e la traduzione dei geroglifici e ricordo ancora quando si è messa a tradurmi alcune iscrizioni sulla stele di Rosetta, la sua gioia e la sua soddisfazione.

In Egitto siamo stati un paio di volte, ma solo sul Mar Rosso, non abbiamo mai visitato i siti archeologici e questo era un suo cruccio. Quest’anno però le avevo promesso che avremmo fatto la crociera sul Nilo …

Non ci siamo riusciti…

G.


…Visto che se ne è parlato…

Da quello che Elena mi raccontava, all’inizio ci sono stati i Pink Floyd, ascoltati quand’era piccola seduta in corridoio davanti alla porta chiusa della stanza di suo fratello. “Wish you were here” era uno dei primi pezzi che aveva imparato a suonare con la chitarra.

Poi i Led Zeppelin e con il lavoro in radio tutto il resto… Spandau Ballet e Tony Hadley, gli Eagles, David Bowie, AC/DC con il suo “Hell’s Bells”…

Poi c’era il SUO George, George Benson, con la nostra canzone…

E poi il SUO CLAUDIO, Baglioni, idolo assoluto! Sapeva tutte le canzoni, quasi meglio di lui che, mi diceva, ai concerti certe volte doveva leggere i testi. Ne ha visti non so quanti , se ce n’era uno in prossimità di una ricorrenza il regalo era già trovato. Tante volte mi aveva detto che un concerto di Claudio avremmo dovuto andarlo a vedere insieme…

Non siamo mai risuciti ma ormai tante canzoni di Claudio le ho imparate comunque…

G.