The sweetest taboo

La Gina ha lasciato solo questo titolo, immagino perché comunque fosse un argomento che riguardava qualcosa che per lei era inconcepibile dividere persino con suo marito.

Con l’avanzare della malattia, da quando è stata costretta sulla sedia a rotelle, Gina aveva perso quasi tutta la sua autonomia e aveva bisogno di essere assistita anche per molte operazioni. Quindi spesso dovevo sollevarla dalla sedia per farla sedere sul letto, sul monta scale e peggio del peggio (per lei) sui sanitari!

Questo nella sua idea era quanto di peggio potesse accaderle! Il bagno era una sfera sua di intimità che nessuno, nemmeno suo marito, poteva invadere!

Ma in questo caso non se ne poteva fare a meno…

Però alla fine siamo riusciti a vivere al meglio anche quelle situazioni che per lei sarebbero state di imbarazzo.

Ogni volta che la sollevavo dalla sedia a rotelle lei cercava sempre di mantenere l’equilibrio sulla gamba sana (“Baricentro! Baricentro!”) e in quei momenti che riusciva ancora a stare in piedi ci abbracciavamo, ci stingevamo come avevamo sempre fatto…

Erano pochi meravigliosi secondi di normalità.

Lo sai da qui…

Lo sai da qui
si vedono le luci sciogliersi
ci pensi mai
il tempo si misura in brividi
lo sai che qui
confondono gli eroi con gli angeli
solo così
è facile per me nascondermi
non c’è più distinzione
non c’è nemmeno l’illusione
di essere colpevoli
e poi per chi
per gente che si muove
sbattendo stupidissime ali al sole
ho chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì
ti mostrerò com’è speciale
il mondo anche se fa male
non è quel posto da lasciare è ancora presto per partire

Ciao Elena….
Oggi ti saluto così….

Anita

Temi la furia dei buoni

Questa frase le piaceva molto, è una citazione che spesso fa la Itala, mia mamma, sua suocera.

Io sono una persona abbastanza calma, tendo a non alterarmi più di tanto, ma in questi due mesi di malattia ho dovuto spesso fare almeno finta di incattivirmi per poter ottenere quello che avrebbe dovuto essere legittimo e sacrosanto : una casa a posto, un trattamento da persona in ospedale, vedere personaggi indegni davanti alla sua camera ardente, con una finta contrizione che li avresti presi a schiaffi!

Questo valeva anche per lei: spesso la sua dolcezza faceva sì che fosse sottovalutata, mentre invece quando serviva aveva un carattere d’acciaio, con un senso di ciò che è giusto che pochissime persone hanno. Non parliamo poi se qualcuno faceva un torto a suo figlio!

In questi casi, quando dovevamo fare gli “stronzi”, alzare la voce per ottenere nient’altro che il giusto, ci chiedevamo sempre perchè fosse così, se forse non sarebbe stato più semplice se tutti avessero fatto quanto promesso o quanto nei lori doveri… il mondo non sarebbe stato un po’ meglio?

Torture Prolungate

Elena ha scritto questo titolo ma non sappiamo cosa intendesse raccontare di preciso.

In due mesi e mezzo è stata torturata, senza fine…

Dopo buchi con aghi difettati e esami di ogni genere, la volta più brutta per me è stata quando sono arrivata nella pausa pranzo e l’ho trovata sola, a pancia in giù, in un lago di lacrime. Non poteva muoversi. 

Nonostante il suo coraggio, la rachicentesi è stata una mazzata….e da lì non ha più camminato.

Dopo c’è stato forse anche di peggio ma nella mia mente quell’immagine rappresenta l’apice delle  ‘torture prolungate’.

Fe

Sei sempre nei miei pensieri

Sono giorni che leggo il blog, è come un richiamo. Vorrei scrivere le parole più belle, più significative, più toccanti e invece mi blocco, perché non so spiegare la tua gioia, la tua dolcezza, la tua spensieratezza.

Eri troppe cose Elena, troppo grande per essere descritta. Arrivo a lavoro e penso al tuo progetto professionale, penso a come posso renderti ancora felice. So che ci sei, ma provo un vuoto enorme dentro. Ti rivivo e ti riscopro in questo blog che mi fa compagnia nei momenti più tristi. Quanto darei per sentirti ancora esclamare “Giadina!!”…

Dr. Shepherd de’ noaltri

E’ l’orario di visita, vengo tolta ai miei cari per confrontarmi con l’esimio neurochirurgo.

Arrivati al dunque mi propone una biopsia che so già che potrebbe lasciarmi in coma, che ho già rifiutato, che normalmente in questi casi viene sconsigliata.

Ma lui per rassicurarmi risponde:

Massì, ne avrà rovinati solo 3 o 4…

La voce all’altro capo del telefono

Ciao, mi presento: sono nessuno o meglio, non so come definirmi: amica? conoscente? collaboratrice?

Non lo so ma non importa, i nomi e gli aggettivi sono ininfluenti.
Sono una persona fortunata, quello sì, perché ho avuto l’onore di conoscere “la Elena” e “il Gianfry”.
Per motivi di lavoro ho incontrato prima il Gianfry, ora noto come il Sig. Maggi !

Poi, diciotto anni fa, ho conosciuto quella che, per diversi anni, è stata solo una voce all’altro capo del telefono: la Elena!
All’inizio era solo una voce che metteva di buon umore anche nelle giornate lavorative più di m……, una voce che ti faceva intravedere comunque il sorriso di chi era dall’altra parte del filo.

Poi abbiamo scoperto che tu e il Gianfry stavate insieme e, sinceramente, non conosco coppia meglio assortita di voi… mi sembrate Trilly e Peter Pan.
Siete formidabili.

La voce è diventata a tutti gli effetti una persona che si è fatta conoscere come una madre MERAVIGLIOSA e CORAGGIOSA, una moglie innamoratissima (ricordo che mi dicevi sempre che ti dovevi segnare con i gomiti per la fortuna che hai avuto di conoscere quello che noi, affettuosamente, chiamiamo il Sig. Maggi). Una donna che potrebbe, senza far fatica, sbaragliare la concorrenza di mille uomini, sia in campo lavorativo che non.

Devo ringraziare te e Gianfry per avermi permesso di diventare vostra amica, anche se i nostri incontri si sono svolti più che altro in ambito lavorativo, ma così mi sento: una persona che vi vuole bene.

Vi ringrazio per avermi fatto conoscere Andrea, è stato bello uscire a pranzo tutti insieme.
Caspita mi ha insegnato un sacco di cose sui bonsai! E’ un ragazzo meraviglioso!

Grazie Gianfry per aver reso felice una donna meravigliosa e per essere l’uomo buono che sei, marito e padre amorevole.
Grazie Elena per aver condiviso con me un infinitesimo dei tuoi pensieri di donna e mamma e per tutti i sorrisi che mi hai regalato.
Vi voglio bene

S.

Empatia

Due persone possono essere empatiche senza conoscersi a fondo.
Possono vedere le cose dalla stessa angolazione, senza necessariamente raccontarselo.

Due persone così possono sviluppare feeling senza frequentarsi assiduamente.
Possono ritrovare lo spazio anche dove questo non esiste….

Elena, ovunque tu sia voglio dirti che abbiamo suonato le stesse corde…

Anita

La Musica che porta bellezza

Forse sono una degli ultimi che può scriverti, ma colgo l’occasione di questo tuo bellissimo blog per salutarti e portarti dentro ai miei ricordi.

Ti ho conosciuta grazie alla musica, quella settimana d’estate a Jesolo in cui ognuno contribuiva alla creazione di un concerto che un po’ parlasse di noi.
Ti ricordo sempre solare, entusiasta di prima mattina pronta per suonare la tua chitarra e per cantare le tue canzoni, la tua timidezza per paura di non essere all’altezza, ma nel contempo con la voglia di dare tutta te stessa attraverso le vie della musica.

Ricordo i tuoi incoraggiamenti quando qualcosa sembrava andasse storto, il tuo modo di prendere sempre con sana leggerezza ogni cosa, il dare ad ognuno di noi un pezzo del tuo cuore, la passione per la musica e per la tua chitarra.

Non ho passato tanto tempo con te oltre a quella settimana, ho avuto solo modo di incrociarti fuori dall’Accademia per una piccola chiacchierata, ovviamente sempre solare e disponibile.

Ti ricorderò così Elena, una donna piena di amore e passione, con il sorriso che ti distingueva e tracciava la tua personalità e con la voglia di spaccare in due il mondo per fare della tua vita la tua più grande passione.

Questa è la conferma che la Musica porta bellezza e la ringrazio per averci fatto conoscere.

Lunedì mattina

Lunedì mattina, pure il cielo è grigio.
La solita routine, che palle… Mi vengono in mente le parole di mia figlia: “Al lavoro alzo lo sguardo e vedo la sua scrivania vuota, i quadri di Gian Franco appesi alla parete… è doloroso, inconcepibile, non me ne faccio una ragione…”.

Cara Elena, noi non ci siamo mai conosciute ma manchi, tanto, anche a me. Con affetto.

Roberta

Bambaccioni 2

E’ adulto e ha un figlio.
E venuto a trovarmi specificando che ci vedremo a casa perché gli ospedali lo mandano male…

Invece gli altri ci vengono volentieri: mia nipote che ha la metà dei suoi anni, mio marito che sta con me tutti i giorni!

Dove sbagliamo? Cosa non riusciamo a spiegare a questi ragazzi?
E’ sempre prioritario il proprio bisogno rispetto a quello degli altri.

Io non ho bisogno della visita di cortesia. Ma nella vita, come ci insegna Checco Zalone:

La carrozzina te la spingo io Angela!

Avrà bisogno tuo figlio, tua madre, tu stesso… Se manda a male tutti chi verrà a trovarti?
Alla faccia dei bamboccioni…

Di chi e la colpa?

La mia fonte d’ispirazione

Il nostro rapporto è sempre stato un po’ particolare. Un legame che si è creato grazie ai racconti della mamma, la tua Darling.

Purtroppo non siamo riuscite a passare fisicamente molto tempo insieme, ma grazie a lei, io e te sapevamo molte cose l’una dell’altra e ci sentivamo vicine, molto vicine, così vicine che mi hai sempre considerato “la figlia che non hai mai avuto”.

le tue non erano solo parole, i tuoi gesti lo hanno sempre dimostrato: in ogni tuo viaggio e in ogni occasione importante hai sempre pensato a me. Sei stata presente insieme a Gianfry e a Bubi il giorno più importante della mia vita: la mia laurea. Che bello è stato avervi lì, pronti ad abbracciarmi e a condividere con me la mia gioia infinita!!! Mi vengono ancora i brividi a pensare a quella giornata così indimenticabile, così perfetta in ogni minimo dettaglio.

Proprio ieri ho indossato uno dei tanti vestiti che mi hai regalato dicendo “tanto io non ci entrerò più, li do alla Jessi…le staranno benissimo”. E’ stato un po’ come averti sulla mia pelle, oltre che nel cuore, dove ormai risiedi da anni. Involontariamente sei riuscita a farmi apprezzare i vestiti, io che sono sempre stata un po’ maschiaccio e che ho sempre avuto nell’armadio solo ed esclusivamente jeans. Ma i tuoi vestiti sono proprio come piacciono a me: semplici, ma eleganti. E tu sei proprio così: semplice, ma estremamente elegante e fine. Elena, ora, vista l’età e il lavoro, non sono più così maschiaccio. Eppure, più cerco e più faccio fatica a trovare dei vestiti che mi piacciano allo stesso modo. Diciamoci la verità, non ho ancora sviluppato il tuo buon gusto, ma ti assicuro che mi sto impegnando!

E allo stesso modo, involontariamente, sei diventata la mia fonte di ispirazione. La tua voglia di vivere, la tua dolcezza, il tuo sorriso rassicurante e sincero, il tuo essere sempre dalla parte della ragione, la tua solarità, la tua determinazione, il tuo essere sempre grata a noi, le tue amiche, la tua forza e la tua tenacia, il tuo essere combattiva per coloro a cui vuoi bene, il tuo amore verso tutti noi e verso Gianfry, il tuo grande Amore, mi portano a considerarti la mia fonte di ispirazione. Sto riflettendo tanto sulla mia vita e sulla mia personalità. Ho tanto da migliorare in me!

Ti penso tanto e continuerò a farlo, soprattutto quando mi capiterà qualcosa di bello o quando vedrò qualcosa che mi farà sentire bene perchè mi hai insegnato quanto sia importante godersi ogni singolo momento della propria vita.

Questa volta sono io ad essere grata a te.
Grazie, Elena, ti voglio bene!

Jessica

Ventata di Vita

Elena, ti ho conosciuta poco, ma quel poco ha lasciato in me, da sempre, la bellezza allegra che avevi negli occhi, il sorriso aperto, di chi ama la vita, di chi ama e basta.

Sei nel vento, nell’aria, nei profumi. Semplicemente sei. La tua intensità ha sopperito alla brevità della nostra conoscenza. Incisa nella mia mente e nel cuore, parlerò di te, e ne parlerò come una creatura di Speranza, che rischiara questo mondo appesantito.

Ti voglio bene Elena, grazie di esserci stata e di essere nel vento ora.
Damiana

La guerra del golfo

Ciao Gina,
dai tempi delle superiori che ci rincorriamo, incrociamo
e condividiamo insieme tante emozioni.

Per incontrarci dobbiamo però ritornare indietro a quella freddo 16 gennaio del 1991, data che ha segnato non solo le nostre vite ma l’inizio di una nuova epoca “La guerra nel golfo!”

Io proprio per lo scoppio della guerra e le difficoltà di trasmissione dati, avevo passato la notte in ufficio a terminare un bilancio Inter company e tu seduta da ore in sala d’attesa ad aspettare invano qualcuno che ti potesse spiegare cosa diavolo avresti dovuto fare in quel tuo primo giorno di lavoro.

Fu li che all’improvviso nel passare frettolosamente della sala d’attesa ci urtammo, mi cadde un raccoglitore e incrociando il tuo sguardo rimasi folgorata dai meravigliosi occhi blu e dal sorriso sicuro e sincero che senza alcuna esitazione mi chiese: “posso aiutarti?”

Li avremmo dovuto capire che da quel momento le nostre storie si sarebbero intrecciate a tale punto da creare un magnetismo degno di un’amicizia intensa, sincera e indissolubile al di là del tempo e delle difficoltà che la vita di volta in volta ci aveva riservato.

Ieri mattina poi, appena ho appreso la notizia della tua scomparsa, ero seduta in macchina e piangevo all’improvviso in radio sento “perché ti amo” dei Camaleonti , una delle canzoni che cantavamo insieme e senza rendermene conto mi sono messa a cantarla a squarciagola con il nodo in gola, il cuore ferito dal dolore e le lacrime che rigavano il viso, avendo la netta sensazione che tu eri seduta lì accanto a me, a cantare con la voce squillante, il sorriso esilarante e quei meravigliosi occhi blu, in quel triste parcheggio di città in una calda e solare giornata di settembre.

Vedi amica mia, io ora so che nonostante tu non sia fisicamente più qui a rallegrarmi le giornate e le mitiche serate tra un mojito e una chitarra, continuerai comunque a camminare per sempre al mio fianco.
Grazie amica mia per aver reso così speciale e unico ogni momento trascorso insieme dal quel lontano e freddo gennaio del 91,

Buon viaggio Gina ci rivedremo!
Tua per sempre

Isabel