Pensieri da lunedì mattina

Mentre stavo con Elena in ospedale gli ultimi giorni stavo leggendo un libro la cui storia ruotava intorno ad una casa che cambiava di proprietà. Accadevano degli eventi drammatici e uno dei personaggi ad un certo punto diceva che “a volte le case non accettano i nuovi proprietari”. Visto quello che è successo questa frase mi ha colpito.

In questi giorni di vacanza abbiamo finalmente imbiancato il bagno principale e quindi, a parte qualche ritocco o sistemata qua e là, possiamo dire che la casa sia definitivamente finita.

Eppure con più sistemo questa casa, con più mi chiedo cosa ci faccio qui dentro…

Questa casa era la gioia di Elena, la mia nella misura in cui era felice lei. Senza di lei mi sembra di occuparla ingiustamente. L’abbiamo sistemata come volevamo io e Andrea, abbiamo messo anche oggetti a cui lei teneva, credo anche che sia venuta bene…ma mi resta sempre questa spiacevole sensazione.

Non mi sento a casa… mi sento in un posto dove abitare.

Rimango perchè Andrea invece è entusiasta di questa casa e anche perchè non avrei le forze ne fisiche ne mentali per avviare un altro trasloco.

Forse la casa ha acettato me ma io, almeno per il momento, non riesco proprio ad accettare lei.

G.

Il Suo George

Il Suo George è George Benson.

Elena lo adorava sia come chitarrista che come cantante. Il primo suo concerto lo abbiamo visto a Milano nel Luglio del 2000, dopodichè ogni volta che siamo riusciti. La volta più bella a Torino nel 2013 : avevo preso i biglietti on-line con ritiro al concerto. Quindi solo quando siamo stati lì abbiamo scoperto di avere due posti in prima fila, a due metri dal palco. Era emozionatissima, felicissima. Una serata meravilgiosa.

Di George è anche quella che abbiamo sempre considerato la nostra canzone…

Questa è una delle sue preferite : ogni volta che George attaccava con “Remember…” lei non riusciva a non esclamare “Il mio George…che usignolo!”

G.


Il Suo Tony

Il Suo Tony è Tony Hadley, degli Spandau Ballet.

Un’altra passione che risaliva ai tempi in cui trasmetteva in radio e un’altra voce che lei adorava. Siamo riusciti a vederli due volte in concerto, tutte e due le volte sono stati concerti bellissimi dove Tony ha cantato alla grande, con grande gioia di Elena che temeva che dal vivo la sua voce, anche data l’età, venisse meno…

Questo è il pezzo con cui avevano aperto il primo concerto a cui abbiamo assistito, lo stesso tour del video.

G.

Il Suo Claudio

Della passione di Elena per Claudio Baglioni, il Suo Claudio, abbiamo già raccontato.

Nella sua playlist non aveva tantissimo, solo pochi pezzi, ma penso siano solo pezzi da veri fan. Io conoscevo solo “Avrai” ma ho scelto di metterne una meno conosciuta, almeno per noi normali “ascoltatatori”…

Così per divulgare, e penso che anche il tema sia appropriato.

G.

Playlist

Elena in molte cose che faceva fuori dal lavoro aveva sempre musica di sottofondo. Per lei era una compagnia irrinunciabile. Nel suo IPod aveva creato le sue playlist con tutti i brani che più le erano cari e li ascoltava appena possibile.

In questo blog abbiamo condiviso tanti pensieri, tanti episodi e così guardando l’IPod sul mio comodino una mattina ho pensato che forse il modo migliore per continuare a ricordare Elena fosse quello di condividere la sua musica preferita.

Ci sono pezzi che la maggior parte di noi potrebbe conoscere, ma ci sono anche tanti pezzi da veri intenditori : la cultura musicale di Elena è davvero speciale.

Se poi ci saranno pensieri o contributi ovviamente troveranno spazio come al solito.

Ero indeciso con cosa iniziare ma poi ho pensato che forse i Pink Floyd di “Wish you were here” fossero la scelta migliore. Il suo gruppo preferito, la prima canzone che ha imparato con la chitarra, l’aveva suonata per la prima volta “in pubblico” al raduno dei guitarnauti…

…ed è quello che tutti vorremmo quando pensiamo a lei.

G.



Il menù di Pasqua

Lo studio e la preparazione del menù di Pasqua erano tra i momeni preferiti di Elena. Aveva tantissime riviste di cucina, suddivise per stagione, e i numeri primaverili erano quelli più consultati.

Il pranzo di Natale era ricco e opulento, quello di Pasqua leggero e colorato, faceva in modo che rispecchiassero la stagione, sceglieva ricette dove poteva cominciare ad assaggiare le primizie.

Ovviamente annotava di volta in volta quello che aveva cucinato, per fare in modo che i suoi ospiti non mangiassero la stessa cosa due anni di fila. Quindi i primi, gli antipasti, i secondi, i dolci, tutto variava di anno in anno : la sua gioia era anche trovare e provare piatti nuovi.

Due cose erano però inamovibili dal menù di Pasqua : l’insalata di fave e pecorino e il casatiello.

Chi volesse provarci, le ricette si trovano in rete senza problemi. Io non so come mi verranno, non potrò mai essere bravo come lei in cucina, ma sicuramente proverò a prepararli. Lei apprezzerebbe.

G.

… E la chiamano estate …

Per la prima volta, da due anni a questa parte, sono tornato a parlare di vacanze estive. L’anno scorso non sarebbero state previste, visto che eravamo in trasloco…

Devo dire che mi ha fatto un effetto strano… Sapevo che prima o poi avrei dovuto pensarci ma mi sento davvero un po’ spaesato…

Temo l’effetto dei pensieri che inevitabilmente so che arriveranno a inizio luglio, alla fine di luglio, a Ferragosto… il ricordo di tutti i momenti dell’estate scorsa… Stare al mare, dopo che non siamo riusciti a portarci Elena, non so se mi darà la stessa gioia, nonostante ne abbia davvero voglia. Qualsiasi posto mi venga in mente era tra quelli che avremmo voluto visitare insieme…

Temo sarà un’estate comunque complicata…

G.


L’Accademia

Un giorno Elena arrivò a casa entusiasta perché, proprio di fianco al suo ufficio, avevano aperto una scuola di musica. Lei aveva già il suo maestro di chitarra, ma aveva pensato di iscrivere nostro figlio perché imparasse a suonare uno strumento.

E così abbiamo conosciuto Gabriele ed Andrea, loro hanno iniziato a seguire il nostro Andrea. La passione e l’attenzione con cui lo facevano ci hanno subito conquistato.

Poi c’è stata la settimana del Camp a Jesolo, una settimana per dedicarsi solo alla musica e alla preparazione di un concerto finale. Avremmo voluto iscrivere il figlio e alla fine siamo andati tutti e tre. E’ stata una settimana meravigliosa, a respirare mare (pochino) e musica (tantissima). Elena aveva anche cantato, vincendo le sue timidezze e le paure di non essere all’altezza… tanto che a settembre le regalai l’iscrizione al corso di canto.

Iniziammo a frequentarci anche fuori dall’Accademia, ci lasciarono uno spazio durante un loro evento per esporre i miei quadri e ci sono stati tanto vicini nei mesi terribili della malattia. Eravamo ancora accampati nella casa nuova ma ricordo la gioia di Elena nel riceverli per una cena sul terrazzo, primi amici a venire…

Gabriele ha disegnato la bellissima illustrazione principale di questo blog, ci hanno fatto stampare i volantini.

Ma il gesto più bello è stato voler dedicare ad Elena la loro aula di chitarra. Sulla porta hanno messo una targa che credo riporti la sintesi più bella ed efficace di quello che Elena è.

Quindi, Gabri e Andrea, grazie, grazie di tutto.

G.

Outfit

Era una delle parole preferite di Elena.

Le piaceva curare il suo aspetto e il suo abbigliamento, anche se non era una maniaca.

Lo faceva per sentirsi bene e quindi certi giorni era di umore per pantaloni cargo e Clarks, altri per vestito elegante e tacchi vertiginosi. Ovviamente con accessori rigorosamente abbinati.

Non è mai corsa dietro alle griffe, anzi… una delle sue soddisfazioni era di essere estremamente elegante con abiti all’apparenza pretenziosi ma che in realtà aveva trovato a buon prezzo. Certe volte azzardava alcune scelte, come i mitici stivali rossi, ma poi trovava sempre il modo di smorzarle ed essere elegante, non appariscente.

Penso che l’episiodio più divertente sia quando siamo andati a New York.

Era un viaggio che voleva fare da una vita, aveva studiato ogni itinerario in modo che ogni giorno fosse perfettamente riempito… e ovviamente anche l’outfit doveva essere di conseguenza. Per ogni giorno aveva programmato cosa mettere, con piano B nel caso il meteo non fosse stato quello adatto.

Questa foto penso sia una delle sue più belle di quel viaggio. Mia cognata mi ha fatto notare come tutto intorno sia grigio, e lei spicchi con i suoi colori…

G.


Troppe scatole…

Quando racconto che per traslocare abbiamo fatto 300 scatole (di numero, non per dire tante…) i più si stupiscono. Chi ci conosce ed era stato a casa nostra si stupisce un po’ meno…

Questo weekend sono quasi arrivato in fondo, ormai me ne mancano solo una decina. Però sono state tra le peggiori da aprire. In questi infatti ho trovato piccole cose che a suo tempo non trovavano spazio nel marasma di casa e che pur significative erano state raccolte, conservate ma non guardate spesso. Così, mentre ero preparato a trovarmi tra le mani alcuni oggetti, in questo caso mi sono trovato davanti all’improvviso a tante cose che non ricordavo ed è stata una cosa davvero difficile.

Due cose sopra tutto: il biglietto che le avevo scritto per il 40° compleanno e la brochure dell’albergo dove eravamo stati nell’Ottobre 2000 per una notte (fino a 15 anni dopo l’unico viaggio non lavorativo che abbiamo fatto senza Andrea…).

Forse hanno ragione quelli che non accumulano troppa roba…

G.

Non è lo stesso…

In questi giorni ho rimesso in moto il mio compressore per l’aerografo. E’ vecchio di trent’anni, ne ho uno migliore, più silenzioso ma a questo ci sono affezionato. Ogni tanto c’è la valvola che sfiata, tipo pentola a pressione, che fa parecchio rumore e anche il motore non è più così silenzioso.

Nella vecchia casa il mio angolo da disegno era in camera da letto, ho passato nottate per preparare i quadri che avremmo portato al negozio estivo a Camogli, per fare biglietti di auguri o semplicemente disegni per me.

Ogni volta che la valvola sfiatava mi giravo per vedere di non aver svegliato Elena. D’inverno intravedevo appena i ricci spuntare da sotto il piumone, d’estate era allargata anche al mio posto per cercare di combattere il caldo… ma non si svegliava…

Ogni tanto apriva gli occhi, mi sorrideva e tornava a dormire. Diceva che quei rumori famigliari la tranquillizzavano e la facevano dormire anche meglio.

Anche l’altra sera il compressore ha sfiatato come al solito… ma non avevo più di che preoccuparmi…

G.


Lei è così…

Ci abbiamo messo un po’ a trovare un compratore per la nostra casa precedente ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Peccato però che l’acquirente si sia rivelato un personaggio pignolo e intransigente a cui tutto dovevamo ma che niente ci concedeva. Ad un certo punto ero scoppiato ed avevo detto avrei rifiutato la sua proposta, gettando nel panico sia l’agente immobiliare sia soprattutto Elena che non vedeva l’ora di entrare nella casa nuova. Ovviamente poi alla fine ho accettato.

Anche il notaio dell’acquirente si è rivelata una signora veramente indisponente e irritante, ma ormai eravano alla fine e anche Elena, seppure esasperata ha tenuto duro e siamo arrivati al giorno della vendita.

Era una giornata calda, il trasloco ci aveva massacrato ed Elena cominciava ad avere qualche sintomo del suo male. Abbiamo firmato le carte, visto quello che avevamo dovuto sopportare non è che l’aria fosse proprio amichevole, eravamo stanchissimi…

Quando però è arrivato il momento di consegnare le chiavi, Elena ha fatto uno dei suoi sorrisi e porgendole al nuovo proprietario gli ha augurato la stessa felicità che avevamo provato noi nei nostri 16 anni in quella casa.

Questa è Elena.

G.

Grazie, Grazie, Grazie

Grazie per avermi fatto vedere cosa vuol dire credere nei propri figli.

Grazie per come guardavi Gian, per come gli volevi così bene che veniva prima di te.

Grazie per il tuo sorridere, per avermi fatto vedere come è più bello vivere guardando il bello che abbiamo, sempre.

Mile