La Cucina

Per Elena il termine “cucina” si può intendere sia come ambiente domestico che come arte culinaria: in entrambi i casi erano la sua gioia.

Cucinare, preparare pranzi o cene la rilassava, era una cosa da studiare e pianificare perché tutto fosse perfetto, per godersi il risultato ma soprattutto per vedere la soddisfazione di chi assaggiava quello che lei aveva preparato. Era attentissima ai gusti di ognuno e difficilmente qualcuno non aveva piatti di suo gradimento.

La cucina come ambiente era il suo parco giochi e per mesi aveva fantasticato sulla sua cucina qui nella casa nuova: tutto il tempo che non avrebbe passato suonando lo avrebbe voluto passare in cucina.

Io ho trovato la forza di aprire gli scatoloni con stoviglie e utensili solo in questo ultimo periodo. E’ tutta roba che aveva imballato lei: ricordo l’entusiasmo e la trepidazione pensando a quando li avrebbe riaperti per sistemarli nella cucina nuova…

E’ un ingiustizia che spezza il cuore…

G.

4-2-1

4 parti di tequila, 2 parti di triple sec (o cointreau), 1 parte di succo di lime… cioè Margarita…

Se ci penso, tutte le nostre date più importanti o le serate più memorabili hanno questo comune denominatore: un bel bicchiere di Margarita ghiacciato! Era il suo cocktail preferito e poche volte preferiva altro.

Il suo 35° compleanno, il primo che abbiamo passato insieme, il 40°, il 50°. Ogni serata dopo i concerti… Avevo imparato a prepararglielo anche a casa, utilizzando un vecchio biberon di Andrea, in modo che le dosi fossero sempre precise e fosse sempre perfetto.

Quel sapore e quel profumo di momenti bellissimi e divertenti, da soli o con gli amici.

G.

Respect

Elena era orgogliosa del suo cognome. Significava indipendenza e identità…

Una cosa che la infastidiva, soprattutto nell’ambito lavorativo, era che agli uomini ci si riferisse con titolo e cognome, mentre spesso le donne venivano chiamate semplicemente per nome, indipendentemente dall’incarico ricoperto e dal livello di confidenza… La vedeva come scarsa considerazione.

E’ una (brutta) abitudine che lei ha sempre cercato di cambiare… partendo da me… Il Sig. Maggi.

G.

Dove va il pensiero…

Sono spesso in giro in macchina, ci passo quasi più tempo che a casa e in tutti quei momenti i pensieri vanno ovunque senza un percorso preciso…

Oggi mi sono trovato a pensare ai suoi anelli…

Le piacevano moltissimo, ne aveva tantissimi, preferibilmente abbinati ad un paio di oreccchini e ovunque andassimo ne compravamo.

Ogni tanto scherzavamo sul fatto che non le avessi però regalato un vero anello di fidanzamento, nemmeno quando le ho chiesto di sposarmi. Così considerava l’anello di fidanzamento il primo che le avevo regalato in assoluto: era in argento con un lapislazzuli ovale, semplice, di un blu bellissimo con striature argento…

Mi diceva sempre che lì aveva capito di aver trovato l’uomo giusto perchè per la prima volta le era stato regalato un anello che le piaceva e che calzava perfettamente al suo dito…

G.

Il Sig. Maggi

Da quando Elena ed io siamo stati insieme, io sono sempre stato il Sig. Maggi.

Questa cosa ci ha sempre divertito. E’ la forma mentale comune: Andrea fa Maggi di cognome e quindi Maggi doveva essere per forza il mio cognome. Mi ci chiamava il portinaio quando doveva darci la posta, in mille occasioni la gente si rivolgeva a me come Sig. Maggi.

La prima volta che è successo è stato in occasione di una visita periodica di Andrea per il controllo dell’epilessia. Andrea era piccolo, Elena stava con lui durante l’elettroencefalogramma e io andavo in accettazione per il ticket. Mentre mi avviavo per il corridoio, non ricordo cosa avesse bisogno, una dottoressa ha iniziato a chiamare “Sig. Maggi! Sig. Maggi!”… io ovviamente non mi sono voltato fino a quando lei mi ha raggiunto di corsa e mi ha detto quello che doveva dirmi. Avrà pensato che fossi rimbambito!

Con Elena ne abbiamo riso alle lacrime… era nato il suo Sig. Maggi…

G.

Confetti

Non appena hai saputo del matrimonio non hai aspettato un attimo. Tantissimo entusiasmo e spunti, perché bisogna programmarlo bene! Hai già scelto il vestito? E la casa? Hai pensato alla cucina? E i confetti?

E così mi hai portato cataloghi, idee, e tantissimi confetti: mille gusti da provare perché “così almeno li scegliete buoni”.

Avevi tutt’altro a cui pensare e tutte le ragioni per farlo ma neppure la malattia è riuscita a fermarti.

Grazie.

I nostri libri

I nostri libri sono sempre stati un orgoglio per noi: ne abbiamo a centinaia e la parete stipata nella casa vecchia era un’immagine che ci riempiva gli occhi.

Qui nella dei sogni non avevamo ancora deciso come disporli e alla fine ho deciso di metterli tutti nello studio. Oggi finalmente sono riuscito a sistemarli come si deve.

Ho trovato i suoi libri sugli Egizi, dove studiava i geroglifici, con ancora gli appunti e una matita a tenere il segno. Quelli ad argomento musicale, tanti con ancora il segnalibro perchè lei ne iniziava più di uno alla volta… quelli di Cesare Pavese, la sua passione delle superiori…

Ho trovato ricordi di mille occasioni perchè per noi un libro in regalo non poteva mancare…

E ho trovato due dei libri che più adorava : “Il gabbiano Jonathan Livingston” e “Un Uomo”.

Jonathan Livingston per lei è la poesia della vita, un insegnamento importante, e per questo appena ha potuto l’ha regalato ai suoi nipoti, con la speranza che arrivasse loro al cuore come era arrivato a lei.

“Un Uomo” invece è L’Amore, grande e totale della vita. Lei me lo citava spesso, io confesso di non averlo mai letto perchè l’autrice non è tra le mie preferite…

Ma adesso l’ho messo sul comodino per iniziarlo.

G.

Hai Girato il Mondo

Mappa degli accessi al blog da tutto il mondo

Spesso si pensa che i numeri e i dati rendano le cose più fredde e prive di umanità.

Il blog è iniziato per il desiderio di raccontare tante cose, il timore di avere poco tempo per farlo e la speranza che in tanti potessero leggerlo.

Be zia, credo che saresti entusiasta del risultato che sei riuscita ad ottenere.

Mappa degli accessi al blog da tutto il mondo

Kyril

Elena e Kyril

Per sei anni abbiamo ospitato durante il mese di maggio dei bambini bielorussi che venivano in Italia a scopo terapeutico per disintossicarsi dalle radiazioni di Chernobyl.

I bambini arrivavano da zone rurali della bielorussia e per loro venire in Italia era come arrivare nel paese dei balocchi. Alcuni avevano delle storie familiari terribili, altri erano un po’ più fortunati.

I primi tre anni abbiamo ospitato una ragazzina, Valeriya, poi nei tre anni successivi è arrivato Kyril.

Kyril era un ragazzino bellissimo, dai modi burberi ma di una dolcezza infinita. Aveva una situazione pazzesca sulle spalle e, nonostante avesse solo 9 anni, badava ai suoi fratelli più piccoli.

Ci chiamava papà e mamma e noi lo adoravamo. Quand’è partito l’ultimo anno piangevo come un bambino.

Elena ha sempre sognato di riportarlo in Italia quando fosse stato più grande e, nonostante la malattia, una sua preoccupazione era che se Kyril fosse tornato non ci avrebbe trovato al nostro vecchio indirizzo.

Sarebbe davvero bello ritrovarlo e fargli sapere che è sempre rimasto nei pensieri di Elena anche nei momenti peggiori…

Elena e Kyril
Gina e Kyril

L’operazione è andata benissimo, il paziente è morto!

L'operazione è riuscita perfettamente. Il paziente è morto!

Questa è una frase che Elena era solita ripetere, specialmente nei suoi giorni di ospedale, e che aveva “ereditato” da suo papà.

L'operazione è riuscita perfettamente. Il paziente è morto!

In certi momenti effettivamente sembrava che la routine dei protocolli medici fosse talmente rigida da non prendere minimamente in considerazione le conseguenze sul paziente e anche i dottori, spesso, non andavano oltre.

Esempio eclatante quello della biopsia che i medici insistevano per fare ma i cui esiti si sapeva sarebbero stati quasi certamente funesti.

Per fortuna però abbiamo anche trovato persone degnissime che hanno fatto davvero tutto il possibile per curare al meglio la loro paziente…

Neve…

01.02.19… Questo è quello che ho visto dalle nostre finestre stamattina mentre facevo colazione…

Con Elena avevamo fantasticato mille volte di guardare da dietro le nostre vetrate la neve cadere, magari durante il weekend, con un libro da leggere, gatti sulle gambe, sorseggiando una cioccolata calda…

La neve le piaceva tantissimo, non le importava dei disagi che comporta in città… sembrava la facesse tornare bambina, per fare a palle di neve e mangiarsela…

Ho fissato a lungo la neve cadere, per tenere negli occhi e nella mente questi momenti, anche per lei…

G.

Chissà Com’è

31-12-2018 / h 16.11

Quando ero bambino in questo periodo di festività mi chiedevo spesso due cose.
Una era come facessero gli adulti a godersi il Natale senza giocattoli. L’altra, guardando gli animali per strada, gli uccelli che passavano dal mio giardino, come fossero queste giornate per loro, che non avevano idea di cosa fossero Natale, Capodanno, Pasqua… Per loro era il solito susseguirsi di giorni e notti e stagioni…

Il primo dubbio l’ho risolto continuando a farmi regalare giocattoli anche alla mia veneranda età…

Il secondo dubbio ancora mi è rimasto…

Ora che quest’anno si sta avvicinando al suo epilogo, con tutti i ricordi dolorosi che porta con sé, devo dire che invidio questa mancanza di consapevolezza degli animali che vedo dalle mie finestre…

G.