Wish you where here

In questi giorni ti penso spesso.

Guardo la porta dell’ufficio e spero di vederti entrare con il tuo bel sorriso ad augurarmi buone feste e vorrei proprio tanto che tu fossi qui….

Simona

Le luci sul Naviglio

Da quando ci siamo conosciuti, da quando ci siamo messi insieme per me ed Elena una passeggiata irrinunciabile era quella sul Naviglio: nei giorni dopo Sant’Ambrogio, quando si accendevano le luci sull’acqua.

Era una cosa che aspettavamo di anno in anno, una gioia tutta nostra.

Per lei passeggiare mano nella mano, magari sotto una pioggerella fine, lungo l’Alzaia illuminata era una delle cose più romantiche. Arrivavamo al ponte prima della Darsena e ammiravamo lo spettacolo, scambiandoci un bacio prima di andare.

Spero che chi leggerà queste righe vada a vedere, o torni a vedere, questo spettacolo e rivolga un pensiero ad Elena.

Io lo farò.

G.

Il Senso Del Matrimonio

Elena aveva scritto questo titolo vicino alla dedica a Claudio. Non saprei come intendesse svilupparlo.

Quello che posso dire è che eravamo felici di essere sposati, di dedicarci uno all’altra, essere sempre insieme ogni momento possible, condividere tutto ma nello stesso tempo mantenere ognuno i propri spazi, le proprie passioni, le proprie amicizie…

Sapere che nelle giornate negative potevamo tornare a casa e, dopo esserci raccontati le storture, tutto prendeva una luce diversa, meno opprimente, bastava parlarsi e consigliarsi perché il giorno successivo sembrasse già migliore.

L’immagine che credo rappresenti meglio questo pensiero sia il ricordo di quando avevo il mio tavolo da disegno in camera da letto: disegnavo fino a notte fonda, con la luce accesa, il compressore che sfiatava e con lei che dormiva tranquillamente a un metro da me.

Era la tranquillità di saperci vicini, di bastarsi. Il bisogno di stare insieme.

L’ amore è….

r4icordate o..ll y hobbi e….-
la disabioit se…..


Elena ha scritto solo quel poco qui sopra. La fatica era troppa. Penso che anche a lei sarebbero venute in mente milioni di cose…

L’amore è… farci gli scherzi nel letto appena svegli…

Guardare, guardare e guardare e riguardare e riguardare “Kate e Leopold”…

Lasciarle comprare tutte le scarpe che vuole e incitarla a comprarne altre…

Portarmi a vedere tutti i film della Marvel pensando a quanto siano improbabili…

Abbracciarci dopo un giorno che non ci vediamo come se non ci vedessimo da  un mese…

Mangiare castagne e guardare un film a casa mentre fuori piove…

Fare a palle di neve…

Fare la spesa mano nella mano…

Fare la dieta assieme…

Convertire me a “Grey’s Anatomy” e lei a “The Walking Dead”…

Suonare insieme…

Essere d’accordo di restare al casinò quando vinciamo e finire con il perdere tutto…

A Natale e ai compleanni scartare i regali tutti insieme nel lettone…

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Il mio terapista ha sorriso

Elena ha iniziato la radioterapia a fine luglio. Tutte le mattine, per 31 giorni, tranne week-end e Ferragosto alle 09.00 dovevamo essere in ospedale.

I primi giorni però era molto crucciata, non per l’ansia  della terapia ma perchè i ragazzi addetti al macchinario facevano fatica a sistemarla sul lettino e lei, nelle sue condizioni, non era in grado di aiutarli.

Uno di loro, un po’ burbero benché giovane, le aveva fatto notare che lei era una delle prime e che alla fine della giornata loro rischiavano di trovarsi la schiena a pezzi. Quel pensiero la tormentava, non poteva pensare di essere un problema per qualcuno. Fin quando, una mattina ha convinto l’infermiere a lasciarmi entrare e a fare in modo che fossi io a farla salire e scendere dal macchinario.

Quella mattina il terapista è uscito sorridendo, e da quel giorno abbiamo iniziato anche a parlarci, ci ha raccontato dei suoi bimbi, delle sue vacanze… Riuscivamo ad avere momenti di cordialità che esulavano dalla terapia.

Per Elena è stata una gioia sapere che ogni mattina il suo sorriso sarebbe stato ricambiato ed è una cosa che ricordava sempre con piacere: quando il suo terapista, finalmente, aveva sorriso!


Cristalle

Per tutti gli anni che ho passato con Elena, lei ha avuto un solo profumo.

Mi diceva sempre che per lei era una cosa che la identificava, faceva parte del suo modo di essere, come i suoi ricci, i suoi occhi, la sua erre…

E anche durante il periodo della radioterapia, prima di uscire di casa se ne spruzzava un po’ addosso.

Conservo quell’ultimo flacone tra la mie cose più preziose. Ogni tanto confesso che vado a sentirlo, chiudo gli occhi e risento tutte le sensazioni che mi ha sempre trasmesso quando lo sentivo tra i suoi capelli…

Davvero è una parte di lei…

G.

La rete d’amore

Per tutto il periodo di malattia abbiamo avuto vicine tantissime persone, non solo i familiari stretti, che non ci hanno lasciato mai un secondo, ma anche tutti i nostri amici.

Mano a mano che sapevano della situazione anche persone con cui non ci vedevamo da tempo sono accorse e ci sono rimaste vicino.

Quello che più mi ha colpito è stato anche quanto vicine ci siano state persone che conoscevano Elena da poco o, all’apparenza, superficialmente.

Però non mi ha stupito. Come mi ha scritto recentemente un amico: Elena è una persona che ti entra nel cuore per restare.
Penso che ognuno di noi ricorderà sempre il sorriso e l’abbraccio con cui Elena salutava ad ogni incontro. La sua dolcezza e la sua sincerità erano uniche, senza ipocrisia o falsità.

E’ sempre stata vicino ai suoi amici per affetto sincero.
L’affetto e l’amore che tutti hanno ricambiato standole vicino.

G.

I tacchi

Una cosa che mi aveva sempre colpito di Elena era con quanta naturalezza riuscisse a camminare sui tacchi, anche quelli di forma e altezza più improbabili. Il fatto che abbia lasciato una traccia su questo argomento dà un’idea di quanto le piacessero e di quanto le siano mancati.

Sapeva camminare con la stessa disinvoltura sia con un paio di sneakers che con un tacco 15.

Durante il periodo di malattia ha dovuto indossare per la maggior parte del tempo delle ciabatte estive, sia per il caldo sia perché, specialmente nei primi tempi, i piedi le si erano gonfiati molto a causa del cortisone.

Le mancavano tantissimo le sue scarpe con il tacco, per lei erano un piacere, la facevano sentire elegante e femminile. Vederla con quelle “cose” ai piedi mi stringeva il cuore, perché sapevo quanto ci tenesse. Appena possibile le avevo fatto indossare le sue adorate Converse, che comunque la rendevano più lei…

Diceva sempre che il fatto di essere su di una sedia a rotelle non le avrebbe certo impedito di tornare a mettere le sue scarpe e di indossare i tacchi.

Adoravo la sua camminata.

G.


Epilessia

Nostro figlio soffre di epilessia. Ne ha sofferto da piccolo e dopo anni in cui la malattia sembrava scomparsa, è riemersa, lasciandoci nello sconforto. Poi gli è stata prescritta una nuova terapia e sembra che possa funzionare… ma il pensiero c’è sempre.

Da mamma apprensiva questo è sempre stato un pensiero costante per Elena e le sembrava la cosa peggiore che potesse capitare al suo adorato ragazzo.

Poi però ha scoperto che il male che l’aveva colpita colpisce in particolare i bambini, che il suo calvario è condiviso da bimbi di pochi anni… Si è rattristata all’idea dei bambini ma soprattutto dei genitori, le mamme soprattutto, di quello che devono sopportare, senza la certezza che possa risolversi al meglio…

Quindi ha pensato che i fondo, pur con tutta la preoccupazione, a nostro figlio è andata meglio che a tanti altri, nonostante tutto…

C’è sempre chi sta peggio e che va aiutato…

Quello che resta…

In questi giorni sto affrontando tutta la burocrazia che ti cade addosso quando una persona di famiglia viene a mancare.

Questa mattina sono stato in un ufficio, con una signora gentilissima, che per avviare la pratica di cui ho bisogno ha tirato fuori un modulo ISTAT intestato ad Elena, da un mucchio di altri moduli uguali, intestati a persone che non ci sono più…

Forse oggi ero più triste del solito, ma questo gesto mi ha stretto il cuore pensando ad Elena e al fatto che possa essere ridotta ad un modulo in una pila di altri moduli uguali.

Poi però ho pensato che tutto l’amore e il vuoto che ancora ci sono tra le persone che l’hanno amata e conosciuta, anche per poco, faranno in modo che tutto il buono e il bene che ha fatto possano sopravvivere ed essere riportati anche a chi non avrà la fortuna di conoscerla.

Mi è venuta in mente una poesia di Thomas Hardy…


Che…non si annunci la mia morte,

ne si faccia soffrire a causa mia,

e ch’io non sia sepolto in terra consacrata,

e che non debba, il sagrestano, suonare a morto le campane,

e a nessuno si chieda di vedere la mia salma,

e nessuno mi segua, affliggendosi, alle esequie,

ne fiore alcuno sulla mia tomba sia piantato,

e nessuno mi ricordi,

a questo affido il mio nome.

Thomas Hardy

Per tutto quello che Elena ha fatto e ha dato a tutti noi…

Valentino

Da sempre sono appassionato di motori e quindi da sempre sono stato tifoso di Valentino Rossi… il fatto he abbiamo lo stesso cognome credo abbia influito!

Invece non saprei dire da quando Elena è diventata una tifosa sfegatata ed ha iniziato a seguire la MotoGP…

Ha iniziato regalandomi gli abbonamenti al Fan Club, poi mettendosi sul divano con me le domeniche di gara…arrivando ad accendere la televisione per vedere il giro di schieramento fino a quando finivano le chiacchiere interminabili del dopo gara.

Tre anni fa ci regalò il viaggio a Valencia per l’ultimo Gran Premio, dove Valentino avrebbe potuto vincere il 10° titolo. Andò male, ma fu ugualmente una grande giornata e tornando in città in taxi stava per saltare al collo del taxista che denigrava Valentino!!!

Era divertente vedere una persona equilibrata ed obiettiva come lei trasfigurarsi per un campione di motociclismo!

Adesso guardare le gare non è più la stessa cosa…

Luca

Per qualche anno abbiamo affittato a Camogli un fondo sul molo del porto dove ad Agosto esponevamo i quadri che preparavo durante l’inverno.

E’ stata un cosa che ci è rimasta nel cuore e che ci ha dato tantissime soddisfazioni e tantissimo divertimento.

Sul molo si era creato un magico gruppo con cui passavamo parte delle giornate e tutte le serate in cui eravamo aperti. Il primo anno, il 2008, di questo gruppo facevano parte due Luca: uno era il nostro compagno d’avventura e l’altro era il gestore del bar di fianco al nostro negozio, che ci sosteneva con cibo e bevande.

Erano due persone meravigliose, anche se opposte: uno era tranquillo, riflessivo, amava la pesca ed era un ottimo maestro; nostro figlio ha imparato da lui a pescare e ad appassionarsi. L’altro, il barista, era scombinato, irrequieto e sempre in cerca di qualcosa di nuovo, sia in campo lavorativo che amoroso. Con entrambi però abbiamo legato tantissimo e ci sono rimasti nel cuore.

Luca il pescatore se n’è andato nel 2010 per un tumore al polmone, Luca il barista invece se n’è andato un paio di anni fa, da solo, in casa, per un attacco di cuore.

Questi due eventi avevano colpito tanto Elena che a entrambi voleva bene e spesso ne parlavamo, ricordando con nostalgia quella favolosa prima estate in negozio nel 2008…

Penso che volesse ricordarli entrambi in questo blog…

Adesso mi piace pensarli tutti e tre sul muretto del molo di Camogli, l’angolo che Elena più adorava, con una birra in mano a ridere e scherzare… come gli spiriti dei tre Jedi alla fine dell’episodio VI di Star Wars.

A Elena sicuramente piacerebbe fare Yoda…