La Personale

Io ed Elena ci siamo conosciuti nel 1998, sul lavoro.

Col passare del tempo, mentre ci avvicinavamo sempre di più uno all’altra, ovviamente abbiamo iniziato a parlare di quello che ci piaceva, delle nostre passioni e le dissi che mi piaceva disegnare. Volle vedere qualcosa e poi io le regalai anche vari disegni, fumetti e illustrazioni.

E un giorno mi disse : “Sei proprio bravo. Ti prometto che prima o poi, in qualche modo ti organizzo una personale!”

Ci abbiamo riso sopra e ogni tanto tiravamo fuori questa storia. Il primo Natale che abbiamo fatto da fidanzati le feci incorniciare due disegni che avevo fatto anni prima e dietro, come dedica, le scrissi che avrebbe però dovuto prestarmeli quando avessimo fatto la mia personale.

Passarono anni ma ad Agosto del 2007, mentre eravamo in vacanza a Camogli, un giorno tornò a casa con gli occhi che sprizzavano una gioia incontenibile e trionfante mi disse che aveva conosciuto una ragazza in un negozio al molo e che tramite lei avremmo potuto affittare un fondo per l’anno successivo dove esporre i miei quadri.

“Te l’avevo detto che ti avrei organizzato una personale!!!”

Penso che le persone possano essere giudicate anche dal peso che danno alle loro parole e alle affermazioni che fanno.

Elena era sempre misurata e soprattutto non diceva mai niente per caso o a vanvera. Una promessa era un impegno da mantenere, anche in caso di ripensamento.

E’ un grande esempio che cerco sempre di seguire…

Giulia e Gianni

Ci provo ricostruendo a memoria quello che diceva: abbiamo solo il titolo.

Sono venuti a Milano, in treno. Gianni si è mosso da casa sua, per me. Lui non va mai da nessuna parte.

Giulia mi vuole bene come pochi altri ed è reciproco.

Mi hanno portato la foto del nostro molo. 

Giulia mi vuole bene, Giulia mi vuole bene…

Angelo Antonio

(Solo il titolo, ricostruzione).

Antonio non si sa chi sia, da dove sia venuto e che fine abbia fatto.

In ospedale mi ha pettinato, consolato, aiutato in un momento difficilissimo: non sapevo ancora cosa avevo e giorno dopo giorno mi paralizzavo.

La notte cantavamo le canzoni di Checco, all’alba andavamo al bar.

Abbiamo trasformato l’ospedale in un parco giochi facendo casino e mangiando tutti insieme lasagne e melanzane alla parmigiana; improbabili improvvisate tavolate…

Anche Django

Ciao Gina, da lassù puoi capire le mie affermazioni. Voglio presentarti il più Grande chitarrista di tutti i tempi, è considerato un genio della chitarra; figurati che, per via di un grave incidente, rimase con solo il dito indice e il medio, e nonostante questo diventò, sviluppando una originalissima tecnica, il più grande chitarrista di tutti i tempi.

Eccolo il mito. Django Reinhardt!

Ciao da Teo.

Vale la pena

Anche qui posso solo interpretare: Elena ha scritto solo il titolo.

Quando correva con la mente e con le parole, accelerata da vagoni di cortisone, cercavo di farla rallentare. Difficile. Molto difficile.

Quando lo ha fatto, mi ha detto che poter fare una passeggiata con Gianfri lungo il naviglio vale la pena, parlare sottovoce tutta la sera con Gianfri vale la pena, fare una partita a burraco con mamma e Ago vale la pena e guardare la tele sdraiate vicine: vale la pena…

Fe

Girls’ POWER

Nei mesi in cui Elena è stata malata ci sono state tante figure femminili che la hanno aiutata, che le sono state vicino…

Il lavoro di Elena l’ha sempre appassionata, la società che ha creato è stata la sua gioia e la sua pena, ma sempre con l’entusiasmo di avere ideato qualcosa che sapeva poter funzionare con successo.

Se negli ultimi tempi, nonostante la malattia si facesse sentire, ha mantenuto il suo entusiasmo e facesse progetti per il futuro lavorativo è stato anche e soprattutto grazie al lavoro serio e senza clamori di due ragazze meravigliose e dolcissime che lei adorava e stimava, più anche una terza adorata  ragazza, che non sarà più tale anagraficamente, ma il cui entusiasmo non ha niente da invidiare a colleghe più giovani, anzi…

Due di loro sono nello stesso ufficio, un altra nella sede principale lontana, ma hanno fatto sempre sentire la loro vicinanza, professionale e umana. Per questo Elena fino all’ultimo ha potuto immaginare un futuro per cui entusiasmarsi.

Grazie Ragazze, di tutto quello che avete dato a Elena.
Avrete sempre il mio affetto e la mia riconoscenza.

I marciapiedi di Rozzano

Per essere più comodi ad andare tutte le mattine a fare la radioterapia, grazie ad un’amica, avevamo trovato un piccolo appartamentino proprio di fronte all’ospedale, in cui abbiamo abitato un paio di settimane, nell’attesa che la nostra casa fosse pronta.

Fin dalla prima mattina ci siamo resi conto che per arrivare in ospedale, percorrendo poche centinaia di metri, avremmo dovuto faticare più del previsto, data la condizione indegna dei marciapiedi.

Era tutto un susseguirsi di buche, crepe e sconnessioni e, specialmente all’inizio, ho rischiato di cappottare Elena più di una volta.

Poi, come un Indiana Jones Nostrano, ho imparato a memoria tutte le insidie del percorso e le schivavo per tempo.

E poi hanno aperto il marciapiede per scavi nelle fognature…e dovevamo scendere sulla carreggiata, venendo sfiorati dal traffico stradale.

Parlano tanto delle buche di Roma, ma forse dovremmo guardare un  po’ più in giro e cercare di capire che quello che per noi è una sconnessione nell’asfalto, per altri potrebbe essere un problema maggiore.

Anche questa incuria è una barriera architettonica…

A claudio, sul matrimonio

Mentre era ricoverata, a Luglio, un collega di Elena si è sposato.

Ogni matrimonio, di persone conosciute o sconosciute, per lei era sempre motivo di gioia, una giornata romantica da ricordare per sempre. A questo purtroppo aveva dovuto rinunciare, era dispiaciutissima, sia perché voleva bene al collega sia per il motivo di cui sopra. Quella sera eravamo nella sala comune dell’ospedale cercando di tirare tardi nella speranza che la stanchezza l’avesse vinta sul cortisone e la facesse dormire. Così mi ha dettato il messaggio che riporto qui sotto da inviare allo sposo.

Spero non se ne avrà a male se lo condivido in questa sede: penso sia di una dolcezza e di una profondità di sentimento che non si può fare a meno di pensare che davvero Elena manchi tantissimo a questo mondo.

Caro Claudio, mi è spiaciuto non essere presente oggi in un giorno così importante per voi.

Però ti sto pensando tanto in questi giorni in cui sto scoprendo il vero significato della parola matrimonio.

In questo momento che sai per me difficile il più grande sostegno mi viene proprio da mio marito, il quale, senza fare pesare niente, fa cose per me inimmaginabili nella vita normale, e ha superato le mie remore dicendomi che l’aveva messo in conto il giorno che mi ha sposato. Mi sono chiesta se avrei fatto lo stesso con lui è la risposta è stata certo, mille volte. E questo mi ha fatto accettare il suo aiuto senza sentirmi sminuita.

Questo è il matrimonio e auguro a te e a tua moglie di avere la stessa dedizione uno per l’altra.

La mia assenza non è un’ombra su di voi ma una luce radiosa che vi porta felicità. 

Con tanti auguri, a presto.

Elena

Non sono una FIFONA

Elena ha lasciato solo questa frase, era una cosa che si ripeteva ogni tanto, specialmente durante i primi tempi della malattia, quando gli esami, le torture, erano frequenti.

Per due mesi ha dovuto subire parecchio, ma il suo sorriso e il suo ottimismo non l’hanno mai abbandonata. Non sapeva quanto ancora le sarebbe rimasto eppure ogni mattina mi salutava con un sorriso e un bacio, come avevamo sempre fatto, come se fosse stato tutto a posto.

Non era una fifona, sicuramente. Nei momenti difficili emergeva il suo carattere, era precisa, lucida, sempre consapevole di quello che fosse stato necessario.

Certe volte piangeva, ma solitamente quando gli altri non potevano vederla.

Non era una fifona, ha affrontato la malattia con il suo sorriso dolcissimo e la sua voglia di sconfiggere “il bastardo”…

Non era na fifona: avere coraggio non credo voglia dire non avere paura, ma piuttosto affrontare le cose peggiori avendone tanta, vincerla, senza esitazioni e magari preoccupandoti anche per le persone che ami…

No, proprio non era una fifona…

Pazzia

Oggi è iniziato all’insegna di Frantic.

Dopo una notte in pronto soccorso non trovo il solito messaggino di mio marito sul cellulare.

Ieri era affranto, temo per lui.

Inizio a chiamare!

“Gina, dov’è Gianfry?”
“Basta, smettila, stiamo arrivando”

“Al dov’è Gianfry?”
“Lo vedo, stiamo arrivando”
“Non è vero! E’ morto, non me lo vuoi dire!”.
“Ma no, gli sto dietro!”
“Allora perché non risponde?!”

“Ma no, era stanco. Gli ho stirato la camicia bianca, sta arrivando. Ha bevuto la spremuta, gli ho fatto il tè con le fette e la marmellata, vedrai che arriva con la camicia bianca…”

Elogio ai genitori

Sì, è una questione di carattere.

Ognuno reagisce in modo diverso ma i valori alla fine emergono.

Ho due fratelli e due cognati che stanno dimostrando palle e amore oltre il dovuto.
E i loro figli, guarda caso, trovano il modo già a tredici anni di aiutare.

Questa maturità e chiarezza su cosa fare già da giovani non sono un caso. Lo dice la mamma chioccia, da sempre criticata per difendere il suo fragile ragazzo.

Ma tutto sommato penso di aver fatto un buon lavoro anche io.

I nostri genitori ci hanno insegnato che, a volte, bisogna pensare prima agli altri…

… e a volte riusciamo a farlo.

Ciao Elena

Quello qui di seguito è il video che il maestro di chitarra di Elena ha postato nei giorni scorsi per ricordarla.

Grazie Claudio per la tua sensibilità e per questo bellissimo omaggio ad Elena e alla sua enorme passione.

E grazie a tutti i Guitarnauti che hanno voluto salutarla tramite te.

GRAZIE A TUTTI.

Per chi volesse sostenere la ricerca contro “il Bastardo”

Sogni infranti, piango per me

Sì, dopo due settimane di lacrime per gli altri, piango per me.

Per la casa dei miei sogni, dove pensavo di poter suonare quando volevo senza disturbare nessuno, per la mia cucina, per il mio studio…

Sì, piango anche per me.

DOPO 2 SETTIMANE DI LACRIME X ALRTRI, PIANGOPER ME. PER LA CSA DEI KMIEINSOGNI, DOVE PENSAVO DI POTERSUONARE QUANDO VOLEVO SENZA DISTURBARE NESSUNO,PERLA NMIA CUCINA,IL MIO STUDIO….SI, PIAMNG ANCHE PER ME.

V

Viola è la mia insegnante di pilates, si è dedicata a questa attività anche se lei è un’ostetrica perché non trova il lavoro.
Nonostante questo lei, con la forza di volontà, ha comunque ottenuto un lavoro in varie palestre.

Ieri mi ha scritto che in questo momento si trova in Africa a fare la volontaria ostetrica, sono davvero orgogliosa di lei, alla faccia dei bambaccioni!