Jessica Lamarina

Questo mese di luglio è pazzesco.

Prima Marchionne lo vedo ridere da crozza…

Non pretendo che mi si dica grazie

… poi lei, bella giovane intelligente.

La vedo che mi parla, è la psicologa di mio figlio.

Se ne è andata all’improvviso

Stava peggio di me…

C’è sempre chi sta peggio…

Inciviltà

Tre inciviltà
Ci conviviamo tutti i giorni.
Entriamo in un autogrill, nel bagno di un ristorante….

Qui viene incoraggiata: il bagno è uno per tutti: donne, uomini e degenti.
Inciviltà.

Sono i visitatori i peggiori. Nessuno prova a pensare che il loro piscio sul water sarà un problema per il malato che di notte dovrà sedersi e chissà se ce la fa pulire prima.
Inciviltà..

Ma non solo verso i malati, anche la mancanza di rispetto per chi dovrà pulire.
Inciviltà…

I miei gatti

quanto mi mancano…


Posso solo aggiungere che entrando nella sua casa dei sogni ha potuto tornare ad accarezzare i suoi gatti, a dormire con Red nell’ascella e Tino in fondo ai suoi piedi.

E’ stata una delle sue gioie più grandi.

Sono sicuro che anche a loro la Gina manchi tantissimo…

Felicità

Dopo tanto tempo finalmente la serata più bella della mia vita.
sono arrivata nella casa dei sogni, anche se non è finita.
Resta la casa dei sogni, è bellissima, mio marito mi ha portato una cenetta a base dei sapori che sento ancora, abbiamo cenato sul terrazzo…

Alla fine basta poco per essere felici.

foto naviglio

Una rosa blu

La rosa blu regalata a Gina

E’ stata un po’ di amarezza per una serata guastata da un comportamento che ritenva ingiusto…

Settimane cercando di andare oltre ma non riusciva, troppa la delusione…

E poi lei è arrivata a trovarla portando una piccola rosa blu profumata in un cubetto di plexiglass e da lì in poi tutto è tornato come prima… all’improvviso l’incoscienza…

E  la rosa blu le è rimasta vicino fino in fondo.

Seconda notte

Seconda notte da handicappata.

Arriva uno degli angeli per accompagnarmi al bagno.

Il fatto di girare con il lysoform comincia ad essere più apprezzato che sfottuto.

Mi pulisce lui l’asse, e quando finisco mi dice che lo userà lui il bagno!

Ok, disinfetto anche il lavandino. E ho una mano sola… ma acquisto fiducia.

Anche perché, rispettosamente, è uscito e ha chiuso la porta e io sono riuscita da sola ad abbassare e alzare pantaloni e mutante.

Primo passo fatto.
Adesso andiamo avanti!

A Pietro Calabrese

Qualche anno fa, sul settimanale del Corriere della Sera, leggevo con interesse gli articoli pubblicati da questo giornalista sensibile e delicato.

Ad un certo punto, ha incominciato a scrivere del suo amico Gino, malato di tumore, e della sua vita.
Una mattina la radiosveglia mi ha dato la brutta notizia che lui se ne era andato e in quel momento ho capito che Gino era lui.

Ho pianto e piango anche ora perché non ho più avuto occasione di fargli sapere che io c’ero e che ho sempre letto i suoi articoli.

Questo sito è ispirato a lui.

Ciao Gino!

Pietro Calabrese
Pietro Calabrese

Bambaccioni, di nuovo!

Qui ci sono ragazzine di 20 anni che passano la notte a pulire culi. Va beh la passione.

Potrebbero essere in discoteca.

Invece puliscono culi, se c’è tempo studiano e se ho bisogno mi accompagnano in bagno.

Col sorriso

… alla faccia dei bambaccioni!

The sweetest taboo

La Gina ha lasciato solo questo titolo, immagino perché comunque fosse un argomento che riguardava qualcosa che per lei era inconcepibile dividere persino con suo marito.

Con l’avanzare della malattia, da quando è stata costretta sulla sedia a rotelle, Gina aveva perso quasi tutta la sua autonomia e aveva bisogno di essere assistita anche per molte operazioni. Quindi spesso dovevo sollevarla dalla sedia per farla sedere sul letto, sul monta scale e peggio del peggio (per lei) sui sanitari!

Questo nella sua idea era quanto di peggio potesse accaderle! Il bagno era una sfera sua di intimità che nessuno, nemmeno suo marito, poteva invadere!

Ma in questo caso non se ne poteva fare a meno…

Però alla fine siamo riusciti a vivere al meglio anche quelle situazioni che per lei sarebbero state di imbarazzo.

Ogni volta che la sollevavo dalla sedia a rotelle lei cercava sempre di mantenere l’equilibrio sulla gamba sana (“Baricentro! Baricentro!”) e in quei momenti che riusciva ancora a stare in piedi ci abbracciavamo, ci stingevamo come avevamo sempre fatto…

Erano pochi meravigliosi secondi di normalità.

Lo sai da qui…

Lo sai da qui
si vedono le luci sciogliersi
ci pensi mai
il tempo si misura in brividi
lo sai che qui
confondono gli eroi con gli angeli
solo così
è facile per me nascondermi
non c’è più distinzione
non c’è nemmeno l’illusione
di essere colpevoli
e poi per chi
per gente che si muove
sbattendo stupidissime ali al sole
ho chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì
ti mostrerò com’è speciale
il mondo anche se fa male
non è quel posto da lasciare è ancora presto per partire

Ciao Elena….
Oggi ti saluto così….

Anita

Temi la furia dei buoni

Questa frase le piaceva molto, è una citazione che spesso fa la Itala, mia mamma, sua suocera.

Io sono una persona abbastanza calma, tendo a non alterarmi più di tanto, ma in questi due mesi di malattia ho dovuto spesso fare almeno finta di incattivirmi per poter ottenere quello che avrebbe dovuto essere legittimo e sacrosanto : una casa a posto, un trattamento da persona in ospedale, vedere personaggi indegni davanti alla sua camera ardente, con una finta contrizione che li avresti presi a schiaffi!

Questo valeva anche per lei: spesso la sua dolcezza faceva sì che fosse sottovalutata, mentre invece quando serviva aveva un carattere d’acciaio, con un senso di ciò che è giusto che pochissime persone hanno. Non parliamo poi se qualcuno faceva un torto a suo figlio!

In questi casi, quando dovevamo fare gli “stronzi”, alzare la voce per ottenere nient’altro che il giusto, ci chiedevamo sempre perchè fosse così, se forse non sarebbe stato più semplice se tutti avessero fatto quanto promesso o quanto nei lori doveri… il mondo non sarebbe stato un po’ meglio?

Torture Prolungate

Elena ha scritto questo titolo ma non sappiamo cosa intendesse raccontare di preciso.

In due mesi e mezzo è stata torturata, senza fine…

Dopo buchi con aghi difettati e esami di ogni genere, la volta più brutta per me è stata quando sono arrivata nella pausa pranzo e l’ho trovata sola, a pancia in giù, in un lago di lacrime. Non poteva muoversi. 

Nonostante il suo coraggio, la rachicentesi è stata una mazzata….e da lì non ha più camminato.

Dopo c’è stato forse anche di peggio ma nella mia mente quell’immagine rappresenta l’apice delle  ‘torture prolungate’.

Fe