I tempi felici della radio

Ritornando ai tempi felici della radio, tante volte ci siamo ceduti reciprocamente il microfono…

Questa volta mi trovo a rilevarlo mio malgrado perché vorrei tanto lasciarti parlare, scrivere e raccontare senza alcun limite. Ma tu ora non puoi. Ed allora mi tocca darti voce, perché una delle cose che mi riesce peggio, anzi non mi riesce proprio, è accettare che tu non possa più esprimere tutto quello che ancora avevi da dire.

Gira in sottofondo la playlist che è diventata il nostro anello di congiunzione, anche se non era questo lo scenario che immaginavo quando l’ho creata per quel gruppo che ha condiviso uno spicchio di vita tanto lontano ma tanto intenso, per passione, dedizione e comunità di intenti, che non è mai venuto meno nei nostri ricordi. Ed io mi rendo conto che non è mai finita.
Tutte le volte che siamo riusciti, nonostante gli impegni che i decenni trascorsi hanno posto sulle nostre agende e sulle nostre spalle, è bastato un attimo, un saluto, un abbraccio per ripristinare all’istante la magica atmosfera di noi. Del gruppo che faceva la radio. Dei Ragazzi di Superradio.
E no, non è paragonabile ad una rimpatriata tra compagni di liceo o colleghi di lavoro. E’ sempre stato molto di più. Ed in tutte queste occasioni, quando la tua presenza ha illuminato la serata, nessuno di noi ha potuto non notare quanto fossi la più viva, la più energica, la più motivata tra di noi. La Webradio sarebbe nata in un nanosecondo se fosse solo stato per la tua determinazione e convinzione.

L’ultima volta che la magia si è rinnovata era solo 7 mesi fa. Nessuno poteva immaginare, godendo della tua compagnia e della tua luce quella sera, che una tale incredibile beffa del destino fosse in agguato.
Tu non lo sai, Elena, ma anche io sono stato toccato nei miei affetti più cari dal male oscuro e maledetto che ha deciso di sottrarti a noi. Però per quanto questo ci abbia feriti, impauriti e preoccupati, facendoci vivere male per mesi, almeno ci ha lasciato una speranza e la prospettiva di una luce in fondo al tunnel che stiamo percorrendo.

Quello che è successo a te è ingiusto. Mi fa pensare a dio, ma solo perché vorrei poterlo affrontare e strappargli fuori un convincente “perché????”

Qualsiasi persona ha avuto, ha ed avrà le più svariate prove nella vita. Ma questa è una inaccettabile prova senza appello. È quasi una presa in giro intollerabile. È la mortificazione della combattività e della forza d’animo.

Quelle qualità che tu avevi già ampiamente dimostrato in altri frangenti della tua vita, che continuavi a dimostrare accettando la disabilità ed anzi – per mezzo di questo stesso blog – sfoderando il tuo coraggio per raccontarla a chiunque.

Questo mi addolora in un modo assai profondo. Non si trova mai un senso a queste cose, ma un accanimento tale, ed immeritato, del destino è fuori dal range delle cose umanamente sopportabili.

Sei ancora tra noi, anche se non possiamo scambiarci le nostre proverbiali chiacchierate da “rimpatriata epocale”. Posso solo dirti che, anche dopo la battaglia qualunque sia l’esito, ci sei ancora e ci sarai sempre.

Ti voglio un bene immenso

Massimo.

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