17

Mio papà era scaramantico, forse perché era nato Venerdì 13 del ’17…

Io per sdrammatizzare questa cosa da tempo ho deciso di adottare il numero 17 per varie attività : quando correvo con i modellini, era il mio numero di maglia a basket, c’è spesso nei miei account digitali, era sul mio casco per la moto…

Però ormai è anche a ricordarmi che il 17 è il giorno in cui Elena ha iniziato ad andarsene… Di quei giorni e notti interminabili ho mille ricordi ma il peggiore è quando al pronto soccorso un infermiere mi portò la sua fede in un sacchettino trasparente, perché ormai le dita erano troppo gonfie… Ricordo di essere scoppiato a piangere perché Elena non si sarebbe mai , mai separata da quell’anello… mi sembrò davvero che fosse finita…

E’ rimasta a me… e certe volte mi chiedo se lei non avrebbe preferito tenerla…

Io indosso ancora la mia…

G.

La luna gialla

Per tutti i nostri anni insieme i biglietti per ogni ricorrenza li ho sempre disegnati io… per Natale, compleanno o anniversari.

Era complicato disegnarli senza che lei vedesse, visto che il tavolo da disegno era in camera da letto… A Camogli li ho disegnati di notte sul terrazzo, a casa tenevo sempre una tavola incompleta per coprire il foglio a cui lavoravo.

Era sempre felice quando glieli davo… credo aspettasse più il biglietto dei regali…

Mi piaceva disegnare il cielo notturno, dare l’effetto delle stelle e mettere sullo sfondo la luna… la facevo sempre gialla e lei mi puntualizzava sempre che la luna non è gialla… io contestavo questa sua affermazione e se ne discuteva ridendo… tanto aveva ragione lei!

Per l’ultimo compleanno non sono riuscito a farle il biglietto : troppi pensieri, confusione e il materiale da disegno ancora chiuso nelle scatole… avevo iniziato a matita quello per Natale, sperando di poterglielo dare… l’ho ancora nella mia cartelletta…

Buon Compleanno Gina, tanti auguri…

G.

La vita è una giungla

Questa frase è una dell mie preferite… l’avevo letta in una striscia a fumetti di Garfield e da allora l’ho fatta mia.

Non ricordo perché l’avessi abbinata a questo disegno… i primi tempi che io ed Elena stavamo insieme non mi aveva fatto incontrare Andrea e così, mentre lei lo faceva addormentare io mi ero portato un blocco da disegno, le matite e la aspettavo disegnando… questo è stato il primo prodotto di quelle attese.

A Settembre questo disegno compirà 21 anni… l’ho sempre avuto appeso davanti alla mia postazione da disegno…

Con tutto quello che è successo e con tutte le cose che ancora non si sistemano… difficile dimenticare il messaggio…

G.

Sospesi

Dopo essere entrati in questa casa avevamo tanti progetti, posti da vedere ,viaggi da fare, pezzi da suonare… Vagheggiavamo di poter abbandonare un lavoro che non ci piaceva e di vivere delle nostre passioni… Ma tutto questo resterà lì…

Durante il primo periodo della malattia stavo imparando a suonare “Hell’s Bells”, uno dei pezzi che Elena adorava, il pezzo con cui apriva la sua trasmissione in radio ogni giorno… Mi sentivo a disagio ad andare a suonare quando lei non avrebbe più potuto, ma quando lo suonavo per lei era felice e questo mi dava la forza per farlo. A Settembre con il mio Maestro passammo ad un altro pezzo, ma ormai non avevo più testa, forza e scopo per imparare… così lo abbandonai.

Quel pezzo l’ho ripreso un paio di settimane fa… mi era rimasto come un sospeso tra tutti quelli che ho, ma questo ho pensato di poterlo chiudere, cercare, almeno in qualcosa, di andare oltre quei giorni… Penso che questa volta potrà venire bene… Credo ne sarebbe contenta…

Forever Young

Con Elena spesso scherzavamo sul fatto che lei fosse un anno più vecchia di me. Puntualizzavo che non fosse proprio un anno , ma nove mesi… una differenza minima, ma lei ridendo mi diceva che ero il suo toy boy.

Questa settimana ci sarà il mio compleanno… l’unica cosa a cui riesco a pensare è che da quest’anno io diventerò più vecchio di lei…

G.

Be Happy

E’ scritto su di un enorme campanello rosa confetto che avevo regalato ad Elena per Natale, uno dei vari regalini pacco che ci facevamo per ridere un po’…

L’avevamo montato subito sulla sua bici, dove spicca decisamente. E lei andando in bici era davvero felice, le piaceva un sacco… appena era possibile le mattine del weekend risalivamo il Naviglio fino alla Darsena , facevamo colazione guardando l’acqua scorrere, mi portava a fare acquisti in fumetteria e poi rientravamo.

Facevamo colazione in un baretto vicino alla chiesa e nei mesi primaverili spesso si celebravano dei matrimoni… in quel caso non ci muovevamo fin quando non vedevamo la sposa entrare in chiesa… tanto volte le scappava anche una lacrima… i matrimoni erano la sua passione.

Adesso prendendo le nostre bici vedo la sua lì ferma, inutilizzata… e pensando al suo sorriso quando suonava quel campanello lungo l’alzaia, trovo che quell’esortazione a volte sia difficile da accettare…

G.

La domanda più difficile…

I primi tempi era sempre difficile rispondere alle domande riguardanti Elena… doverlo dire alle persone con cui non eravamo in contatto continuo, chi chiedeva cosa fosse successo, chi magari non sapeva… Ormai tutto ciò è abbastanza superato, dopo tutti questi mesi.

Adesso la cosa più difficile è quando Andre mi chiede “ti ricordi quando la mamma…”… Solitamente siamo a tavola, la domanda arriva improvvisa, per ricordare quando preparavano un piatto insieme o per immaginare quanto sarebbe stata contenta di una torta venuta bene, anche senza il suo aiuto… Lui mi guarda aspettando la mia risposta… io non posso abbassare lo sguardo o andarmene… posso solo prendere qualche secondo per ricacciare tutto indietro, facendo finta di pensare e poi rispondere…

E’ ancora difficile…

G.

26/3

Oggi sono 18 mesi… un’altro di quei conteggi che non potrò fare per sempre ma che, vista anche la situazione che stiamo vivendo, con tutto il tempo che ho a disposizione, non ho potuto fare a meno di pensare…

Però credo che anche in questa situazione lei avrebbe mantenuto la sua positività, avrebbe tirato fuori il meglio anche da questa situazione…

Quindi abbiamo pensato di pubblicare questa foto, per lei e per noi, per dare un po’ più di luce a questa giornata…

G.

Perdere pezzi

Rompere un bicchiere o dover fare stracci di un lenzuolo strappato dai gatti sono cose banali che sono capitate tante volte… Arriva però un momento in cui ti ricordi di quanto le piacessero quei bicchieri, anche se dell’Ikea, di quando faceva il letto soddisfatta con quel lenzuolo che era fresco di bucato…

…e allora ti sembra di perdere qualcosa di più di semplici oggetti…

G.

19 Marzo

Solitamente in questo periodo a Milano si tiene Cartoomics, convention per appassionati di fumetti e oggetti vari a tema… per noi nerd, come qualcuno affettuosamente mi dice…

Io prendevo sempre il venerdì mattina di ferie per potermela girare in tranquillità e godermi la visita… Come regalo per la festa del papà Elena mi dava sempre una mancia, raccomandandomi di spenderla per quello che mi fosse piaciuto… questa cosa la divertiva un sacco…

Poi ci trovavamo per pranzo dove con divertito interesse guardava tutti i miei acquisti e ascoltava il resoconto della mia visita …

G.

Corpo estraneo

Tra i mille oggetti che che ci sono rimasti di Elena, ce n’è uno che decisamente spicca, totalmente fuori luogo con tutto il resto: un calibro professionale in acciaio, con il suo astuccio…

Era quello che aveva sempre in borsa perché spesso dai clienti doveva prendere le misure degli elementi filtranti, diametri e spessori… era un attrezzo per lei fondamentale, che aveva sempre con sé…. … e chi la conosce bene, pensando a quanto lei fosse lontana da tutto quello che è tecnica o meccanica, sicuramente sorriderà di questa dotazione…

Però posso assicurare che lo maneggiava con la stessa bravura con cui utilizzava gli attrezzi da cucina…

G.

Il tempo che passa

Tra le cose di cucina, uno degli oggetti preferiti di Elena era un calendario perpetuo che le avevo regalato a Natale tanti anni fa, con le immagini di vari tipi di pasta.

La mattina si alzava, veniva in cucina mentre di solito preparavo la colazione e dopo avermi dato un bacio sistemava la data. Era il suo rito mattutino.

Ho attaccato quel calendario ancora in cucina e cerco di aggiornare sempre la data come faceva lei, ma non sempre mi ricordo… però il calendario è sempre lì, mi ricorda i giorni che passano… che il 26 saranno 18 mesi… che il tempo passa, che bisogna andare avanti, ma che è più difficile che ricordarsi di girare le rotelle al mattino…

Domenica mattina

Sono 18 mesi che non leggo un quotidiano dall’inizio alla fine, come facevo una volta. Le notizie le prendo qua e la parlando in giro o dalla rete. Mi spiace, leggere il quotidiano mi è sempre piaciuto, fin da ragazzino, ma in questi mesi mi è mancato, oltre alla voglia, anche il tempo. E me ne rendo conto specialmente in periodi come questo, di eventi eclatanti.

Nella vecchia casa avevamo il servizio che ci lasciava il giornale sulla soglia… era bellissimo la domenica mattina alzarci e metterci in pigiama a fare colazione e leggere il giornale. Spesso portavo a Elena la colazione a letto, con il giornale… era una coccola che adorava.

La cosa che la divertiva di più era mescolare tutte le pagine, piegarle in modo improbabile e poi annunciarmi che lei ave a finito e se volevo potevo prenderlo… quindi dovevo ricomporre il tutto, stirare un po’ le pagine prima di iniziare a leggere… sotto il suo sguardo divertito…

Forse non mi piace più leggere il quotidiano perché adesso sarebbe troppo in ordine…

Many too many

Spesso mi trovo a ricevere emozioni particolarmente forti da oggetti o posti in cui mi imbatto durante le mie giornate, ricordi che vengono risvegliati o riemergono da dettagli…

La radio è una delle fonti più prolifiche, visto che la nostra vita insieme è stata scandita sempre da musica e concerti… e anche per quello che la radio ha sempre rappresentato per Elena . una passione infinita.

Oggi mentre guidavo ho sentito questo pezzo e mi ha messo addosso una malinconia feroce… è strano perché non ho ricordi particolari legati a questa canzone… ci piaceva Phil Collins solista, lo abbiamo visto una volta in concerto e ci sarebbe piaciuto rivederlo nel nuovo tour che stava facendo… Sentendo questo pezzo però mi sono ritrovato a pensare ai nostri momenti, alle nostre giornate… non so come mai..

Comunque un pezzo bellissimo e quindi ho pensato di metterlo qui… per chi lo conosce e per chi non l’ha mai sentito… come un passaggio in radio…

G.

Vento

La nostra casa è all’ultimo piano di un palazzo con intorno solo spazi aperti; quindi nelle serate di vento sul nostro balcone si sente in modo particolare, quando poi è forte sposta anche quello che c’è fuori…

Stasera è una di quelle sere… sento il vento fischiare e qualcosa che viene trasportato sul balcone, ma non ho voglia di uscire a vedere…

A Elena il vento decisamente non piaceva, diceva che la rendeva inquieta e nervosa… Abbiamo vagheggiato spesso una vacanza in Sardegna, lei non ci era mai stata, ma mentre io sognavo Caprera, dove gli alberi crescono piegati a causa del vento, lei mi diceva di trovare posti soleggiati, tranquilli e senza vento…

Anche nella casa precedente il vento si incuneava tra i palazzi e fischiava forte… lei si metteva al riparo sotto il piumone tanto che io alla fine vedevo spuntare solo la punta dei suoi ricci…

Stasera sarebbe stata una di quelle sere….

G,.

Come rane sull’asfalto…

E’ un espressione che uso spesso quando parlo di qualcuno che resta bloccato dallo stupore di un avvenimento o da un affermazione… come restano bloccate le ranocchie quando di notte vengono sorprese dai fari delle auto mentre sono sull’asfalto…

Come ogni inizio anno abbiamo dovuto tornare al S.Paolo per le visite di controllo di Andre e ci siamo trovati a passare dal salone all’ingresso…

Ogni volta è una stretta al cuore, al ricordo di quante volte sono entrato per andare da Elena, quanto tempo abbiamo passato seduti su quelle seggioline o al bar per toglierci dalla claustrofobia del reparto…

Però mi ha fatto sorridere il ricordo di una domenica in cui c’era una gara di MotoGp. Veniva trasmessa la sera in differita e quindi avevamo passato tutto il giorno ad evitare qualsiasi fonte di notizie e vietato a chiunque di parlarne. La gara era alle 22 e quindi scendemmo nell’ingresso dove c’è una televisione. Vedere insieme la gara, come al solito, anche se in un ambiente così strano, ci dava un po’ di normalità…

Ci stavamo godendo la gara quando ad un certo punto la televisione si spense di colpo ed arrivò un custode dicendo che doveva chiudere l’ingresso… Noi restammo lì basiti, come rane sull’asfalto, per qualche secondo poi scoppiammo a ridere e andammo alla ricerca per sapere il risultato finale della gara…

Da allora mi è rimasta la passione ma parecchia voglia di guardare i GP se ne è andata…

G.

Tanti Auguri Bubi…

E così siamo arrivati al secondo giro di compleanni che festeggeremo senza Elena… certo non è che potrò star qui a contarli all’infinito, ma è una cosa che ancora fa decisamente male, soprattutto per quello di Andre…

Ogni volta che che arrivava il 26 di Gennaio trovavamo sempre qualcosa da fare e un modo particolare per festeggiare… e ogni volta, ammirandosi il suo ragazzo, raccontava di quando glielo portarono dopo il parto e guardandolo esclamò “Bubino!”.

Non ha mai saputo dirci da cosa o dove sia venuto questo soprannome… lo abbiamo adottato tutti, parenti amici…

… e ogni volta ripenso al suo sorriso quando raccontava questa storia…

G.

Perché no…

Quando eravamo nella casa vecchia la spesa ce la facevamo portare a domicilio… un po’ pigrizia e un po’ la voglia di non perdere tempo il weekend nel delirio di un supermercato .

Capitava però che nei nostri giri andassimo per comprare qualcosa che ci mancava o per una ricetta domenicale di Elena.

Allora lei mi cantava sempre questa canzone…

E adesso che a fare al spesa vado ogni settimana, ogni volta la risento…

G.

Art Attack

Questa domenica è stata una giornata abbastanza pesante, il mio umore era davvero ai minimi storici e mentre vagavo per casa sono passato sul balcone e ho visto lì, per l’ennesima volta, una scatola che stazionava in quel punto da un anno e mezzo, ormai marcia di intemperie e caldo. Allora ho deciso di metterci le mani e tra carta marcia e insetti morti ho trovato alcuni vasi, tutti imballati benissimo… e la cosa non mi ha stupito…

Erano vasi di cui non mi ricordavo ma erano decisamente importanti…. Uno conteneva i sassi di Camogli, un altro un po’ di saponi che avevamo preso a Mentone… ma soprattutto c’erano un vaso e un porta candele decorati da Elena.

Quando facevamo il negozio a Camogli per un paio di anni aveva voluto cimentarsi nella decorazione di oggetti in vetro, con vernici e paste da applicare e fissare poi a caldo. Era entusiasta di questa idea…

La sua decorazione preferita erano dei fiorellini, molto semplici ma deliziosi. Lei si scherniva perchè li paragonava alle mie tele ma io le dissi di non fare paragoni e andare avanti.

Una sera entrò una signora e comprò bottiglia e 6 bicchieri decorati così… Elena era incredula, ma troppo felice… considerò sempre memorabile quella serata.

Ma poi ricevette la chiamata di questa signora perchè un’amica aveva visto il set e lo voleva assolutamente anche lei… così tornati a Milano li preparò e li portò alla cliente, emozionata da questa soddisfazione.

E’ stato bellissimo vederla così felice per questa cosa… Ho ancora tutti quei colori… ma io quei fiorellini così belli non riesco a farli…

G.

Crocetta

Certe volte mi capita di camminare senza badare a dove stia andando, mi piace girovagare senza una meta precisa… solo che poi capita di passare in posti dove i ricordi possono essere più dolorosi che altrove.

Durante il periodo natalizio ho lasciato Andre in centro a Milano con degli amici e mentre lo aspettavo ho iniziato a camminare e mi sono ritrovato a passare in Crocetta, sul Corso di Porta Romana… e subito sono stato assalito da mille ricordi…

La Crocetta infatti per quattro anni è stato un po’ il centro del nostro mondo, visto che Andre andava lì alle superiori. E’ anche una zona che ci piaceva e quindi ci ritrovavamo spesso per i colloqui con i professori, per gli eventi che la scuola organizzava, per prendere Andre e portarlo a casa. Quando arrivavamo in anticipo facevamo giri lì intorno oppure, se il meteo lo consentiva, ci sedevamo al parchetto vicino. Avevamo individuato i posti giusti per andare a pranzo, quando gli impegni a scuola erano vicini al mezzogiorno.

Però il ricordo più dolce è del primo anno… quell’anno Andre andava a scuola anche di sabato e noi ci svegliavamo con lui per accompagnarlo. Faceva solo quattro ore e quindi non stavamo a rientrare a casa per poi tornare, ma stavamo in giro… Passeggiavamo per il centro, qualche volta sul Naviglio, in un clima quasi surreale visto che il sabato mattina prima delle nove era tutto deserto, con i negozi chiusi. Facevamo colazione con calma e poi passeggiavamo mano nella mano a passo blando, per tirare l’ora e goderci ogni momento in tranquillità. Ho ricordi di piazza Duomo semi-deserta, silenziosa nella luce del mattino primaverile… bellissimo…

Erano momenti preziosi, solo per noi…

G.