Suonala ancora…

Il video qui sotto è un po’ atipico rispetto a quelli che mettiamo solitamente…

E’ una lezione on-line di Claudio, dove ha usato la Gibson di Elena che gli avevo portato qualche settimana fa.

Vederla fuori dalla cusotdia e sentirla suonare, specialmente “Stairway to heaven”, è stata una grande emozione… mi sono venuti in mente tanti momenti quando entravo in soggiorno e trovavo Elena che provava…

Sono sicuro che le sarebbe piaciuto tantissimo vedere questo video e sentire come suoni ancora la sua bambina preferita…

Grazie Claudio.

G.

Ti ho sposato per allegria…

Elena me lo diceva spesso e spesso mi trovo a scrivere o a pensare a quanto con Elena ci divertissimo quando eravamo insieme. Avevamo i nostri tormentoni, magari ci venivano in mente fatti, persone o frasi che ci avevano particolarmente divertito e ne ridevamo anche a distanza di tempo.

Lei sapeva essere una persona estremamente seria e professionale quando era il momento, ma era anche estremamente solare e divertente, con delle uscite che a volte avevano un effetto amplificato proprio perchè da lei non te le saresti mai aspettate…

Penso che il buon umore che riuscivamo comunque a mantenere, anche nei momenti più complicati, fosse una parte importante di quello che ci faceva stare bene insieme… sapere di avere l’altro vicino bastava per dare comunque allegria alle giornate…

Ridere insieme aveva davvero un sapore particolare…

G.

Seconda stella a destra…

Nonostante fosse una persona estremamente pratica, era pur sempre della Vergine, Elena aveva tantissimi sogni e tante volte ne parlavamo…

Da piccola poteva essere portare a casa ogni gatto randagio che incontrava, da grande coltivare la sua grande passione per la cucina, per la musica… ma alla fine anche per il suo lavoro, nonostante non fosse quello che aveva sempre sognato… ma era qualcosa che avrebbe potuto costruire con le sue grandi capacità.

Il giorno che venne costituita la società l’avevo accompagnata in Veneto e quindi poi ci trovammo per tornare a casa… ricordo che arrivò e scese raggiante dalla macchina del suo socio, emozionata per il passo fatto e per l’idea di avere qualcosa di suo da sviluppare e far crescere…

Purtroppo poi la realtà delle persone sarebbe stata molto diversa, ma lei ha perseguito il suo sogno fino all’ultimo… nonostante tutto e tutti…

G.

Le bambine

Quando Elena parlava delle bambine qualche volta intendeva le sue piante, ma molto più spesso intendeva le sue chitarre.

La prima gliela regalai per il primo Natale insieme… però non sapevo niente di chitarre e quindi poi scoprii che non era proprio adatta a lei.. poi ce ne furono altre, è arrivata ad averne 5, adorava guardare la fila delle custodie…

L’ultima arrivata era stata la Gibson SG, la chitarra di Angus Young. Gliel’avevo regalata per il 50° compleanno… ero indeciso se regalarle un gioiello importante oppure una chitarra importante… il dubbio mi è durato poco… e lei ne fu felicissima. Aveva la custodia rigida e quindi fu un cinema nasconderla per casa. Ricordo ancora il suo stupore quando la feci emergere dalla cabina armadio il giorno del suo compleanno!

Adesso quando salgo in mansarda guardo anch’io la fila di custodie e mi si stringe il cuore. Però la Gibson non ce la facevo a vederla lì così, era il suo gioiello… e allora l’ho “prestata” al suo maestro di chitarra, come mi aveva chiesto lei quando aveva perso l’uso del braccio sinistro… però l’avrebbe rivoluta indietro quando fosse potuta tornare a suonare. Era la sua speranza più grande…

G.

Lucca

Lucca è un’altra delle nostre città preferite. Ci siamo andati spesso, sia quando eravamo in giro per lavoro sia quando riuscivamo ad includerla nei nostri giri di vacanza.

Per me poi Lucca è un posto speciale perchè vuol dire anche fumetti.

Avevamo fatto il nostro primo e unico (almeno fino al 2015) viaggio da soli proprio a Lucca quando lei mi aveva accompagnato per Lucca Comics… era Ottobre 2000…

Eravamo partiti di venerdì pomeriggio, era la prima volta che si allontanava da Andrea per una distanza superiore a quella dell’ufficio… Abbiamo dormito in un bellissimo albergo in una villa d’epoca fuori Lucca, abbiamo cenato in un ristorante in Garfagnana, buonissimo… ma lei aveva sempre il pensiero a Milano… la mattina dopo siamo andati ai Comics, non erano ancora in giro per la città, ma dentro al palazzetto e al campo sportivo… ad un certo punto l’ho guardata, le ho proposto di comprare un gioco per Andrea e tornare a a casa. Mi ha guardato e mi ha detto subito di sì… quel viaggio non è durato nemmeno 24 ore…

Ci abbiamo sempre scherzato sopra : lei mi diceva che nonstante fossi ai Comics e lei mi avesse fatto tornare subito l’avevo sposata lo stesso, io le dicevo che nonstante il primo viaggio da soli l’avessi portata a vedere fumetti mi aveva sposato lo stesso…

Ma negli anni siamo tornati altre volte tutti e tre assieme… portava i bambini al parco giochi!

G.

1936

Questo numero non è nient’altro che il nome di quelle che erano le nostre patatine preferite.

Ogni volta che ne aprivamo un sacchetto le finivamo… spesso la sera quando rientravamo ed Elena preparava la cena ci facevamo un’aperitivo a base di birra o Martini e di patatine…

Nella nuova cucina Elena aveva previsto un’isola suddivisa in modo che io potessi sedermi da un lato mentre lei preparava sull’altro e che permettesse di appoggiare bicchieri e ciotola degli stuzzichini…

Ricordo quando le portai un sacchetto di 1936 in ospedale, ne era stata felice, ma anche la delusione quando mangiandole non ne riconobbe più il sapore a causa del cortisone. Non ne volle più sapere…

Adesso quando andiamo al supermercato passo sempre a prendere un sacchetto di patatine, me ne mangio qualcuna magari bevendo una birra mentre cucino… e vedo le 1936… non le ho più prese… anche per me non avrebbro più lo stesso sapore…

G.

Imprinting

Su alcune cose io ed Elena avevamo visioni differenti.

La nostra libreria era una delle nostre gioie ma mentre a me le mensole piacciono cariche di libri messi anche in maniera caotica e multicolore, a lei piacevano in ordine, magari anche alfabetico e senza troppi colori mischiati. Per questo toglieva la sovracoperta ad ogni libro che l’avesse. Io cercavo di resistere, ma tanto sapevo già come sarebbe finita… e la prendevo sempre in giro per questa cosa…

Anche il suo armadio,pur stipato di vestiti aveva un suo ordine … colori, accessori…

Adesso non riesco fare a meno di continuare a togliere le sovracoperte ai libri e le mie T-shirt le ho divise per colore… nella “sua” cabina armadio credo che avrebbe apprezzato.

G.

The sound of silence

Quello che subito aveva colpito Elena di questa casa era il colpo d’occhio che si aveva dalle grandi vetrate della sala quando si entra in casa : la vista è bellissima e tutto l’ambiente è inondato di luce, anche se magari la giornata non è delle migliori.

Quando però rientriamo la sera, con il sole ormai sceso, è tutto buio, solo qualche riflesso dalle luci della strada…

…e quando solo i gatti ci vengono incontro, mi viene in mente questa canzone.

G.

I say a little prayer

Questa canzone ci piaceva, ma più che altro era collegata ad un film che ogni tanto ci piaceva rivedere, “Il matrimonio del mio migliore amico”. C’è una scena dove gli interpreti cantano questa canzone coralmente che trovavamo davvero divertente…

Oltre questo avevamo tutta una serie di commedie romantiche che ci piaceva guardare insieme, specialmente la sera o nei pomeriggi uggiosi, con castagne e gatti addosso.

I suoi dvd avevano un posto separato da tutti gli altri, le piaceva sapere dove fossero e non doverli cercare in mezzo alle decine di quelli che prendevo io e che sistemavo alla rinfusa…

Ancora i suoi li tengo separati… ma non li ho più guardati…

G.

A pranzo insieme

In questo ultimo periodo mi è capitato di passare un po’ di volte nella zona di Via Stephenson, a Milano. Da quando ci sono stati i lavori per Expo la zona è completamente cambiata ma ricordo quando io ed Elena ci trovavamo lì per pranzo.

Lei lavorava a Mazzo di Rho, vicino ma non proprio comodissimo avendo solo un’ora di pausa. Però all’inizio della nostra relazione si trovava un po’ in difficoltà nei confronti del suo responsabile, visto che comunque ero pur sempre un fornitore e lei faceva gli acquisti. Per questo ci trovavamo in posti defilati rispetto all’ufficio. La zona non era delle migliori, ma c’era un self-service dove si mangiava bene, non si spendeva tanto e si vede che piacevamo alla ragazza alla cassa, che ci guardava sempre con simpatia, quasi con dolcezza. Ci andavamo spesso, ci piaceva.

Mi ricordo che durante un pranzo parlavamo delle vacanze e io dissi ad Elena che avremmo potuto farle insieme… Lei mi guardò con gli occhi lucidi e mi disse che le sarebbe piaciuto.

Iniziammo a programmare le nostre prime vacanze inseme, a Cadaques…

G.

A muso duro

E’ un’altra canzone che ci piaceva e che mi è capitato di sentire in questi giorni alla radio. Certo il titolo non sembra essere molto attinente al sorriso e alla dolcezza di Elena, ma sicuramente lo è con il piglio e la decisione con cui affrontava la vita di tutti i giorni.

Aveva passato periodi difficili senza mai perdere il sorriso e la sua positività, senza cedere… sempre decidendo tutto con buon senso e quella sua saggezza che la portava a dire, scherzando ma non troppo, che non aveva sempre ragione, ma non aveva mai torto.

Per questo ascoltando il testo di questa canzone non posso fare a meno di pensare a lei… soprattutto l’ultima strofa…

I suoi giorni non sono stati quanti avrebbero dovuto essere, ma lei sicuramente li ha vissuti tutti al meglio…

G.

Una scatola di latta

Una scatola di latta era quella che usavamo come cassa per il negozio di Camogli. Non saprei dire da dove arrivasse, Elena l’ aveva portata fin dal primo anno del negozio e ci metteva ogni incasso. Ridendo dicevamo che sembrava Gollum con l’anello : le piaceva fare i conti a fine giornata, controllare i tagli delle banconote in modo da avere sempre il resto da dare, ogni sera la portava a casa per non lasciarla in negozio. Era felice ogni volta che vendevamo qualcosa… non tanto per l’incasso quanto perchè a qualcuno era piaciuto quello che avevo fatto.

Ultimamente ho pensato di provare a fare qualche attività per tornare a vendere i miei quadri e, nonstante avessi maneggiato 300 scatoloni, sapevo esattamente dove trovare questa scatola. Ho pensato che fosse bello utilizzarla ancora per quello che era sempre stata.

Quando l’ho aperta il primo pensiero è stato che non fosse stata una grande idea : c’erano ancora note scritte da lei, contatti di gente che ci aveva commissionato dei quadri e la busta del più lussuoso hotel di Camogli dove il nostro migliore cliente aveva lasciato il saldo dei primi quadri che ci aveva comprato. Per Elena era il portafortuna totale…

Quando però mi è tornato il fiato e mi è passato il pianto ho pensato che in fondo è bello poterla tornare ad utilizzare, magari con la stessa gioia con cui lei l’apriva ogni volta.

G.

Londra

Pensando alla nostra visita alla mostra dei Pink Floyd non ho potuto fare a meno di pensare a Londra, forse la città straniera preferita di Elena. Insieme ci siamo stati tre volte, una volta per il mio compleanno e due volte per il nostro anniversario. Poi lei era andata anche per il quarantesimo di un’amica.

A Londra non ci sentivamo turisti, ci muovevamo come se fossimo a Milano. C’è questa possibilità di fare cultura e subito dopo shopping sfrenato, il British Museum con di fronte una deliziosa fumetteria. Durante il nostro ultimo viaggio c’erano anche i ragazzi dell’Accademia e abbiamo passato una bellissima serata al pub…

E poi Camden, la Tate Modern, Temple Church… tanti ricordi, tante avventure, come quando perdetti il portafoglio e ci dovemmo recare avventurosamente in ambasciata. E tante immagini… due dell’ultimo viaggio : lei sorridente davanti ad una birra ed un piatto gigante di fish and chips e in un pub di Camden mentre si mette i capelli a mo’ di baffi, con gli occhi che ridono divertiti…

Erano per lei bei giorni… Londra, la mostra… stavamo aspettando di sapere se la nostra proposta per la casa nuova sarebbe stata accettata… erano sorrisi pieni di gioia ed aspettative…

A distanza di un anno da quelle foto la vita sarebbe stata completamente stravolta…

G.

Comfortably numb

In questi giorin, due anni fa, eravamo a Londra. Avevamo organizzato il viaggio per andare a vedere una mostra sui Pink Floyd e nello stesso tempo festeggiare il nostro anniversario.

Elena era emozionatissima davanti alle chitarre di David Gilmour o ai quaderni con la calligrafia di Roger Waters : per lei erano come delle reliquie inestimabili. Ricordo una foto dove ha lo sguardo rapito all’intorno, mentre ascolta in cuffia la voce della guida. Sembrava davvero una ragazzina in gita scolastica…

Alla fine della mostra c’era questa sala, buia, con del fumo leggero che continuava ad uscire e le immagini di un concerto mentre suonavano questo pezzo e che giravano tutto intorno al muro. Il brano continuava in loop e invitavano a sedersi o sdraiarsi per terra e ascoltare chiudendo gli occhi…

Siamo stati lì ad ascoltare il pezzo due o tre volte… poi Andrea ci ha fatto alzare.

G.

L’ultima notte

Questa è stata l’ultima notte che abbiamo passato in ospedale, l’ultima notte insieme, anche se lei non se ne accorgeva… e così con la memoria non ho potuto fare a meno di andare a cercare l’ultimo bacio, l’ultimo film che abbiamo guardato, le ultime parole che ci siamo detti, l’ultimo piatto che le ho cucinato, l’ultima pioggia che abbiamo visto cadere, l’ultima MotoGP che abbiamo guardato…

Poi abbiamo dovuto iniziare con le prime volte… senza di lei…

G.

Tavolo per uno

Spesso quando sono in giro per lavoro e sono da solo al tavolo per pranzo o cena, mi viene da pensare ad Elena e a quanto questa cosa non le piacesse.

Non le piaceva sedere da sola ad un tavolo di ristorante perché, diceva, si sentiva addosso la curiosità che spesso suscita una donna, specialmente se elegante, quando mangia da sola. Questo fatto mi faceva sorridere perché lei era una donna con grinta e determinazione, che avrebbe potuto sostenere ben altro, ma poi aveva questa sua timidezza per cui non voleva essere al centro dell’attenzione. Se non era necessario mostrarsi, stava defilata e lasciava che la sua competenza parlasse più delle apparenze.

La sua sicurezza, sempre pacata e misurata, mai strillata, quando sosteneva una conversazione erano un esempio… e il suo sorriso quando poi alla fine aveva ragione era impagabile.

G.

Un angelo con la chitarra

Quando Elena arrivava con la sua chitarra per fare la sua lezione, tutto s’illuminava nel mio piccolo studio buio. Penso che fossero i suoi occhi incredibili, così belli e limpidi come le più belle giornate di sole o forse era la sua gioia di suonare la chitarra, che la faceva sorridere come una bambina che scarta il suo regalo. Eppure quanta saggezza, quanta maestria nel suo incedere delicato e breve in questa vita…

Che onore Elena carissima averti avuto come allieva, sarai sempre nel mio cuore!

Manuel

E dirsi ciao

Con Elena ci siamo sempre parlati tantissimo, ci sentivamo spesso telefonicamente durante la giornata, anche appena usciti di casa, quando eravamo insieme parlavamo di tutto, della giornata appena trascorsa, di quella a venire, idee, pensieri…

E pensando a quanto ci siamo parlati durante i nostri anni insieme, il ricordo che non sia nemmeno riuscito a salutarla è davvero faticoso da portare.

La sera che è stata male e ha perso conoscenza con lei c’era un’amica, io ero andato a preparare la cena. Le ultime parole che ci siamo scambiati riguardavano quello che aveva voglia di mangiare.

Certe volte penso che forse sia meglio un ricordo così normale, quotidiano che non un saluto che sai definitivo… ma resta comunque il pensiero di tutto quello che avremmo avuto ancora da dirci…

G.

Il chitarrista

Ho sentito questo pezzo oggi in macchina. Non è nella playlist di Elena, ma sicuramente Ivan Graziani è uno dei suoi musicisti italiani preferiti.

Ovviamente il titolo ogni volta mi fa pensare a lei, al fatto che essere una chitarrista fosse uno dei suoi motivi di orgoglio ma ho pensato anche ad altri chitarristi, in particolare ai suoi maestri e a uno che suo maestro non è stato ma con cui ha condiviso momenti intensi di musica.

Manuel è stato quello con cui si è riavvicinata allo strumento, dopo anni in cui non aveva potuto suonare per mancanza di tempo e di serenità. Avevano iniziato con un corso serale del comune e poi aveva proseguito con lezioni individuali. Con Manuel abbiamo passato anche dei momenti divertenti non musicali: ricordo una serata nel cortile della cascina in Bovisa, mangiando falafel, bevendo birra e ascoltando musica…

Claudio l’aveva scoperto su YouTube e le piaceva il modo in cui spiegava, ci si ritrovava molto. Lo abbiamo conosciuto ad un evento a Milano e da lì ha iniziato a prendere lezioni. Non era comodissima per andare, ma aspettava con ansia le sue lezioni, se non era riuscita a studiare si agitava un sacco perché teneva tantissimo a non fare brutta figura. Anche nelle giornate peggiori le sue due ore di lezione le ridavano serenità…

Gabriele dell’Accademia non è stato un suo insegnante, ma hanno condiviso la settimana del camp di Jesolo per preparare i pezzi del concerto finale. Ho ancora i video che aveva girato per guardare gli accordi… e poi quanto ci sono stati vicini…

Penso le avrebbe fatto piacere parlare anche dei suoi “colleghi”…

G.

Grazie

Volevo solo ringraziare tutti quelli che martedì hanno scritto a me e a Federica per ricordare il compleanno di Elena o l’hanno ricordata su FB, Instagram, ecc…

Elena era sempre felice per ogni messaggio di auguri che riceveva, le piaceva sentire l’affetto della famiglia, degli amici e di tutte le persone che aveva a cuore. Non era una di quelle persone che si incupiscono perché invecchiano, si godeva il suo tempo e cercava di farne il migliore uso possibile, per sé e per gli altri. Ogni giorno era l’opportunità di scoprire o imparare qualcosa di nuovo.

Pe noi è stato un giorno difficile e altri arriveranno, ma grazie per averlo reso un po’ più lieve.

G.